Educazione dei figli, si basa sulle nostre paure?

Ombra di un uomo

Il manuale di Alfie Khon, Amare i bambini senza se e senza ma, continua a mietere vittime tra le mie incrollabili convinzioni. Dopo essermi sentita più leggera, quasi liberata da una serie di paure e di pregiudizi sull'educazione di mia figlia, sono crollata su di una domanda: quali scelte educative faccio davvero nell'interesse di mia figlia e quali dipendono invece dalle mie paure o dalle pressioni degli altri?

Ad esempio: quando faccio di tutto perché la piccola risolva i suoi problemi legati al sonno (incubi notturni) ed eviti così di capitare nel lettone, lo faccio per lei o perché temo che a dieci anni resterà ancora in questa fase? Facendomi poi veramente del male mi chiedo: è solo questa la paura che nutro, temo davvero solo che sia "lenta" nella sua crescita e nell'apprendimento di alcune "competenze" o temo di più i commenti degli altri?

Comincio a rendermi conto che spesso noi genitori siamo terrorizzati all'idea che gli altri, notando i presunti deficit di nostro figlio, ne possano dedurre che siamo noi in realtà ad essere pessimi educatori/addestratori. Il che mi riporta di filato alla teoria di Khon sul rinforzo: anche noi abbiamo interiorizzato il messaggio per cui siamo degni di amore e di stima solo se abbiamo fatto bene i nostri compiti.

Solo che il compito, se vogliamo chiamarlo così, di allevare un figlio è il più difficile che ci sia. Non ci sono risposte giuste o valide per tutti. Ogni bambino andrebbe compreso nelle sue caratteristiche ed aiutato a diventare un adulto libero e consapevole. E se questo implica il coraggio di mandare a quel paese le nostre paure e tutte le persone che ci spiegano come dovremmo educare i nostri bambini, allora forse è arrivato il momento di farlo.

Foto | Flickr

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