Resistere alla cultura del parto cesareo

la bellezza del parto naturale

Essere cresciuta in una cultura dove il taglio cesareo impazza ed essere venuta a partorire in un continente dove le percentuali di tagli cesarei sembrano l'applicazione del manuale Cencelli mi ha fatto riflettere sul tema. Se in Italia il cesareo sfiora percentuali da America del Sud, io che in Argentina ci ho partorito, sono rimasta atterrita dalla qualità e perseveranza dei messaggi che medici, media e amici comunicano sulla bellezza di un parto cesareo, contro patimenti e sofferenze inutili per madre e bimbo del parto naturale.

Sono dell'opinione che non esista una percentuale accettabile ma sono contraria alla disinformazione, soprattutto da parte dei medici. Ho l'impressione che ci vogliano togliere il potere su come vogliamo partorire, informate e coscienti che è un'esperienza unica, sessuale, sentimentale, fisica! Durante la gravidanza mi sono resa conto di quanto la natura è perfetta, congegna tutto in modo magico. E allora perché il travaglio deve essere doloroso, perché la natura l'ha pensato così? Io credo che la simbiosi col nascituro è tanto intensa che solo un dolore insopportabile può convincere una madre ed il suo cucciolo a separarsi.

In Argentina si parla ora di parto umanizzato o parto rispettato, un movimento che cerca di aiutare le donne a riprendersi un potere lasciato in mano ai medici, incluso vivere l'esperienza del dolore, perché da questa parte del mondo, se non vuoi l'epidurale, sei una reietta sociale (sigh!). Il parto pone la donna al confine delle proprie possibilità, fisiche e mentali. Superata la prova, sentiamo tutto il potere e l'esaltazione di avercela fatta e questo dà coraggio per affrontare l'avventura umana più intensa ed inebriante che ci troviamo di fronte: essere mamma!

Foto | Lavalen

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