Ho letto, con molta curiosità, la descrizione della mamma moderna presente sul sito The state of the mom. Descrizione a tratti calzante, suggestiva, poetica. Sulle prime ho pensato che in fondo le mamme sono sempre state in balia della propria ricchezza emotiva ed intellettuale e delle proprie contraddizioni.

Donne che affondano i piedi nella tradizione, ma sono rivolte al futuro perché accompagnano i figli nella crescita. Donne che sono attente alla moda, ma sono secoli che non comprano niente per sé. Donne che amano la stabilità, ma sognano il cambiamento e l’innovazione. Donne che lavorano con fatica sia fuori casa che in casa.

Poi, però, sono arrivata a tre definizioni che mi hanno spiazzata.

Prima definizione:

Lei lavora per se stessa.

Siamo noi mamme delle nuove generazioni che lavoriamo per noi stesse, che sentiamo il bisogno di realizzarci anche se la situazione economica familiare ci consentirebbe di starcene tranquille (tranquille?) a casa. Un passo avanti, rispetto a mia nonna che viveva e lavorava solo per gli altri. Un punto a nostro favore.

Seconda e terza definizione:

Lei ha tutto. Lei vuole tutto.

E qui il punto a nostro favore se lo riprendono le nostre nonne, forse le nostre mamme o comunque tutte coloro che hanno un innato equilibrio esistenziale. Perché è questo che logora noi donne moderne: avere e volere tutto. Mamme, donne, mogli, lavoratrici.

Questo tenere sempre tutto insieme, esasperatamente, è ciò che alla fine ci fa credere se la maternità sia davvero un momento di crescita per una donna. Forse, però, non è la maternità il problema, ma il nostro non volerci fermare. Non voler rinunciare a niente perché, lo capisco e lo so fin troppo bene, temiamo che ad ogni nostra fermata, qualcuno ci scavalcherà a piè pari.

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