Il non blog e una riflessione sui bambini cattivi

Faccia di bimbo dipinta
Di blog di mamme ne ho visti tanti, ma non mi era ancora mai capitato di finire su di un non-blog. Questa mamma, simpaticamente molto fuori dagli schemi, ha chiamato la sua pagina Un non.blog con il minimo sforzo. Il post che ha attratto la mia attenzione recita:

Bambini cattivi scartati ai casting.
Alla ricerca di un'iconografia dell'infanzia inconsueta, a tratti sgradevole. Qual è il limite tollerabile per un adulto cresciuto tra la finzione dei mulini bianchi e il politically correct di united colors of benetton? L'infanzia è solo buona? Cogliamo e sappiamo rappresentare tutte le sfumature dei bambini o selezioniamo solo ciò che ci consola? "Nessuna infanzia è priva di terrori", scrive Philip Roth. E le paure, meglio guardarle in faccia.

Poche righe strapiene di spunti di riflessione. Ci siamo spesso ritrovate a riflettere infatti, come mamme, su quanto sia fuorviante lo stereotipo culturale della mamma super bella e super efficiente con famiglia perfetta al seguito. Stereotipo che, essendo entrato nella nostra testa, fa sì che abbiamo spesso di noi stesse un'idea negativa.

Lo stesso accade con i bambini. Ovunque immagini di pargoli belli e beati o molto smart. Roba che quando i nostri urlano e vanno in giro pieni di macchie o parlando di puzzette ci vergogniamo come delle ladre. Allo stesso modo quando ci troviamo in uno scontro a fuoco con una piccola belva di cinque anni pensiamo che di sbagliato al mondo ci siamo solo noi e nostro figlio.

La realtà, naturalmente, è che non ci sono mamme perfette e figli che obbediscono e che crescerli è davvero una faticaccia. Certo, ci sono i momenti belli, divertenti, arriva il giorno in cui guardiamo indietro a tutto il lavoro fatto e pensiamo che ne è valsa la pena. Intanto però, ci sentiamo lontane dal Mulino Bianco come Eva dal Paradiso. L'importante è capire che non è colpa nostra.

Foto | Flickr

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