Post partum: solo depressione o anche occasione?

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Se usiamo la parola "depressione" per definire, diagnosticare ed eventualmente "curare" quello che succede ad una donna dopo il parto, spesso, ci perdiamo la possibilità di sfruttare un momento tanto doloroso a nostro vantaggio. Quando è arrivato mio figlio mi sono sentita come un animale senza la pelle, esposta a tutti i tipi di intemperie. Sentivo mio figlio cambiare con la velocità e l'intensità che solo un neonato può avere, le prime 6 settimane di adattamento alla vita extrauterina infatti sono le più intense nella vita di un individuo. Ed io mi sentivo inchiodata in un non luogo.

Insomma, come si dice qua in Argentina, mi sono incontrata con la mia ombra. Un'ombra fatta della mia storia, passato, ricordi, buone e cattive esperienze, un'ombra illuminata dallo sguardo di mio figlio che sembrava domandarmi di affrontare quei fantasmi per fare spazio a lui! Innanzitutto, riconciliare l'idea che avevo cullato nove mesi del figlio che sarebbe arrivato con quello reale, che stavo tenendo tra le braccia. Riconoscere che la mia storia era passato e con lui cominciava un nuovo capitolo e lo potevamo scrivere insieme.

Ciascuna avrà la propria ombra ma il post partum è un momento in cui si è talmente ricettive agli stimoli che, seppur dolorosamente, si possono affrontare i sentimenti che la maternità suscita per fare un po' di pulizia. E spesso questi sentimenti sono dolorosi, perché è l'unico incentivo possibile per progredire nel cammino, porsi quesiti ed essere capaci di darsi delle risposte in quei mesi lascia una sensazione di pienezza e la certezza che, nella vita di nostro figlio, saremo capaci di porci delle domande e trovare soluzioni.

Foto | Flickr

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