Da quando sono genitore, l’idea o le immagini dei bambini in stato di bisogno mi colpiscono direttamente al cuore e da lì si attiva in automatico la fontana di lacrime dagli occhi. E allora ho cominciato ad informarmi sulle possibilità di aiutare almeno un bambino e mi sono imbattuta in Avsi, un’organizzazione che si occupa di cooperazione allo sviluppo che gestisce, da decenni, l’aiuto a distanza.

In sostanza, la famiglia italiana contribuisce con una quota di circa 300 euro che servono per far studiare il bambino. Avsi non è l’unica possibilità per iniziare con il sostegno a distanza, Save the Children è un’altra realtà serie e conosciuta a cui potersi rivolgere per avere maggiori informazioni. Addirittura, se volete, con quest’ultima organizzazione avete l’opzione di andare a trovare il bambino che state sostenendo.

Un’ultima opzione è Amici dei bambini, attivi nell’adozione internazionale, offrono la possibilità di aiutare a distanza un bambino (con 50 euro al mese), un paese (sostenendo con 25 euro al mese i bambini nel paese dove Aibi opera) o adottando un progetto (con 1 euro al mese). Con quest’ultima opzione accedi ad un network di persone che sostengono con te un progetto per bambini abbandonati o ospiti di una casa famiglia e si tengono in contatto come gruppo attraverso la community di Aibi.

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