La sindrome di Stoccolma post adottiva

Avevo già segnalato su Bebeblog il libro di Fabio Selini, Il padre sospeso. Selini racconta la sua storia di genitore adottivo e il percorso che lui e sua moglie hanno dovuto compiere per arrivare a stringere fra le braccia la loro bambina.

Selini è però anche autore di un articolo davvero interessante intitolato La sindrome di Stoccolma post adottiva. La Sindrome di Stoccolma, per chi non lo sapesse, è una reazione particolare delle vittime di gesti criminali, che spesso finiscono con l'affezionarsi ai loro carnefici.

Selini sostiene che nelle coppie che hanno vissuto un percorso adottivo difficile, che hanno incontrato ostacoli non solo burocratici ma umani, ovvero persone poco gentili e poco professionali, si verifica qualcosa del genere. Una volta avuto il pargolo tra le braccia, tutto diventa improvvisamente giustificato e giustificabile. Vi propongo un'estratto del suo articolo, che vi invito però a leggere per intero.

Fare mille documenti è stato durissimo e insensato? Nooooooooo, adesso che hai tra le braccia il tuo bimbo hai capito quanto era giusto produrre scartoffie. Servivano! Necessarie! Indispensabili!

Svegliarsi alla mattina col magone e un sogno interrotto era devastante? Nooooooooooo, adesso che hai tra le braccia il tuo bimbo hai capito che questa attesa ti ha fortificato, temprato, reso migliore. Gli incubi ed i pianti erano necessari, che diamine! Ti servivano a rielaborare i tuoi lutti!

Incontrare lo psicologo o l’assistente sociale dell’Asl ti ha mortificato svuotandoti? Nooooooooooo, adesso che hai tra le braccia il tuo bimbo hai capito che il loro modo di fare era fondamentale per aiutarti a prendere coscienza delle tue motivazioni, dei tuoi limiti. Santa gente!

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