L'angoscia dell'ottavo mese

angoscia dell'ottavo mese cosa fare come riconoscerla

L'espressione è proprio quella di uno che pensa "che fai mamma, mi lasci qui e te ne vai?", come se avesse visto la madre con valigia, cappello di paglia e biglietto solo andata per Cuba, tutto incluso! Qui a Buenos Aires è molto sentita questa che chiamano l'angoscia dell'ottavo mese. La prima volta che l'ho sentito mi sono spaventata, "perché, ce n'è una al mese di angosce?". A mente fredda ho notato che mio figlio non aveva i sintomi descritti, ossia pianto tutte le volte che mi allontanavo. Bene, vedi, mio figlio non ha angoscia di sorta!

Parlando col pediatra però tutto il mio orgoglio per un figlio poco angosciato si è sgonfiata in un attimo. I bambini verso l'ottavo mese infatti cominciano a riconoscersi come essere autonomi e la loro mamma come qualcosa separato da loro, con autonomia ... E così, quando la vedono allontanarsi, possono piangere per questa che non è una bella novità per loro! Il pediatra mi ha fatto notare che è salutare questo passaggio nello sviluppo emotivo di un neonato. Detto fatto, un giorno dopo la visita dal pediatra, il piccolo aspirabriciole, neanche a farlo apposta, ha cominciato a protestare sonoramente ogni volta che mi allontanavo!

Così è iniziato il periodo de "la mamma va un attimo in bagno e torna subito", e al ritorno "visto che la mamma è tornata?", tutto questo condito da un concerto cacofonico di grida e proteste. Manco a dirlo, il tempo di passare per il bagno si è in quel periodo ridotto all'equivalente di un pit stop durante il GP di Imola. Il problema è che, dopo l'angoscia da separazione, le urla possono proseguire fino a quando il nano non deambula, lì non perché abbia paura che lo abbandoni ma per la frustrazione di non poter essere lui ad alzarsi e camminare via! E quando cammina ti potrà seguire in bagno, senza pianti ma con molta curiosità. Morale? Bevete poco!

Foto | Delfo for Lavalen

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