Lasciar crescere e lasciar andare i propri figli

Scultura rappresentante arco e freccia
Leggo sul blog, già citato su Bebeblog, del papà in congedo parentale di quanto sia difficile lasciar crescere e lasciare andar via i propri figli. Anche quando sono ancora piccoli e stanno conquistando la loro autonomia passetto dopo passetto. Cito testualmente dal post:

Penso all'immagine del genitore arcere e mi chiedo se sarò capace di lasciar partire la freccia o se cercherò di tenerla ancora un pochino con la scusa che l'arco non è ancora abbastanza teso, che si, adesso lascio, sto solo prendendo la mira.
Poi penso che se sono qui, a 2000km dalla mia Milano, se questa splendida bimba e sua sorella sono nate e sono proprio loro è perché io ho avuto la fortuna di avere arceri che hanno avuto la forza di lasciar volare la freccia (perché in certi casi ci vuole molta più forza a lasciare che a tenere).

Questo papà mi ha fatto pensare ai discorsi che capitano spesso tra genitori. Quando i bimbi cominciano ad avvicinarsi ai sei mesi, molte mamme si lamentano di quanto mancheranno loro le prime settimane di vita, quell’intimità così preziosa che si era instaurata.

Allo stesso modo, quando il bimbo comincia a muovere i suoi primi passi, ad andare al nido e poi alla materna, alcuni genitori continuano a trattarlo come se fosse un frugoletto incapace. Questo atteggiamento, a lungo andare, diventa negativo per i bambini, che non crescono o che sviluppano una certa paura di crescere.

Anche ai genitori non va meglio: terrorizzati all’idea di non essere più genitori, spaventati perché non sanno come relazionarsi al futuro uomo e alla futura donna che stanno crescendo, rinunciano anche alla propria crescita personale, a quegli interessi che saranno la loro vita non appena i piccoli avranno spiccato il volo.

Foto | Flickr

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