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Metodi stranieri per addormentare i bambini, come sabotarli

Noi mamme che scriviamo e leggiamo Bebeblog siamo sempre lì a cercare di capire come far addormentare nostro figlio in modo rapido ed efficace. I primi tempi, quando ancora non siamo esasperate e non siamo entrate nella spirale del faccia come vuole, cerchiamo persino il metodo perfetto quello che non dovrebbe causare traumi né a lui (a causa di tecniche da terroristi) né a noi (presi per sfinimento psicologico).

Ci sono poi sono padri che involontariamente hanno sperimentato dal vivo i risultati di tecniche internazionali di addormentamento. E’ il caso di Cristiano Camera, ex Sos Mammo, che ora racconta le sue avventure nel blog Figlio Padre, appunti di viaggio.

A causa di una infiammazione della pleura, il figlioletto maggiore, di neanche 4 anni, è stato ricoverato, proprio in questi giorni, in ospedale. Il ricovero si sta rivelando per i genitori, oltre che una dura prova, anche una nuova scoperta delle risorse che un bambino ed una famiglia possono condividere in simili situazioni. E lo spunto per post ironici se non esilaranti.

Il confronto diretto con altre famiglie e con i loro metodi educativi ha infatti dato origine ad un post intitolato Tecniche di addormentamento: l’egiziana, la bulgara e l’ucraina. Vi invito a leggerlo per intero sul sito e a mandare naturalmente i nostri migliori auguri a tutta la famiglia di Dodokko e agli altri bambini, addormentati e non, che sono in questo momento in ospedale.

Ecco intanto per voi un’anticipazione:

Se il metodo egiziano prevedeva un minimo impegno vocale da parte di madre e di figlio, quello bulgaro – praticato dalla mamma del bambino in ospedale per una gastroenterite e che dormiva nel lettino a destra di quello di Dodokko – si affidava alla ‘tecnologia’, ovvero alla tv. La signora aveva abdicato a immagini e a parole proprie e delegato ogni forma di intrattenimento allo schermo. Il risultato erano, almeno nelle sue intenzioni iniziali, cartoni animati trasmessi 24 ore su 24 allo scopo di rincoglionire, più che calmare, un bambino ‘ipereccitabile’ e che urlava al minimo, debole, dissenso della genitrice.

I miei dubbi, se il nervosismo del fanciullo non dipendesse proprio dalla troppa televisione, vista – “perché è così che si addormenta” e “perché se si spegne urla” – fino alle due di notte, invece che da qualcos’altro, furono improvvisamente sfatati da un altro ragazzino – ricoverato per un’aritmia cardiaca e che dormiva nel letto a sinistra di mio figlio – e che, esasperato per non aver chiuso occhio la notte precedente, aveva ‘sabotato’, in un momento di disattenzione diurna, il telecomando della tv, scambiandone l’orientamento delle pile, non prima di aver impostato la televisione su una poco interessante rete culturale.

Il risultato fu che sia la madre che il bambino bulgaro, dopo qualche protesta peraltro nulla affatto violenta, si addormentarono, il giorno stesso del sabotaggio, verso le 11 di sera, quindi ad un’ora in fin dei conti accettabile.

Foto | Flickr

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