Mi sono chiesta molte volte se una rete virtuale può davvero essere d’aiuto a noi mamme. Mi sono detta spesso di sì, considerando quanto siamo sole se non isolate o frustrate o depresse e bisognose di confrontarci e anche di ridere un po’. La storia che vi racconto oggi, però, è di ben altro tenore.

Emanuela è mamma di un meraviglioso bambino di dieci anni, Ale, malato di leucemia da quando ne aveva quattro, che necessita di un trapianto di midollo da donatore. Viene aperta una pagina su Facebook. Io ci sono arrivata tramite il blog della scrittrice Licia Troisi.

Le adesioni alla pagina crescono fino a raggiungere il sorprendente numero di 9.213 persone. Emanuela e Ale parlano con molte di loro tramite Facebook: si scambiano storie, disegni, filmati. Si creano piccoli eventi (Ale che regala i suoi disegni, le amiche che lo raggiungono sotto la finestra con una zucchina in mano). Lo scopo, penserete, è quello di trovare un donatore per Ale. Non è così o meglio non solo.

Emanuela ha cominciato a parlare con quello che è stato ribattezzato il condominio dell’importanza della tipizzazione e di come, a prescindere dalla storia di Ale, fosse importantissimo comprendere il valore del dono del midollo osseo.

Molte persone in seguito al suo appello sono andate a iscriversi al registro dei donatori e hanno portato con sé altri amici. La banca con i dati dei possibili donatori sta crescendo di giorno in giorno grazie alla famiglia di Ale e ai suoi amici, solo tecnicamente, virtuali.

E Ale? Finalmente è arrivata la notizia che c’è un donatore anche per lui e da aprile la famiglia Polì comincerà questo percorso pieno insieme di speranza e paura. La strada a volte è tutta in salita, ci sono momenti di sconforto, donatori che si defilano e che distruggono le speranze di una famiglia. Poi ci sono persone come questo donatore tedesco di cui non sa nulla, ma che già novemila persone ringraziano.

Quello che come mamma ho imparato da questa storia è la possibilità, nel dolore e nelle piccole gioie quotidiane, di poter andare oltre se stessi, di dare un senso alla propria vita e a quella dei propri figli che forse mai potremmo aspettarci di dare.

Emanuela, ve lo dico subito, non è una di quelle persone che mette se stessa al centro del problema e anche il suo modo di affrontare il condominio, le piccole guerre intestine, le persone che creano problemi invece di risolverli, è pieno di una parola che oggi sembra davvero sconosciuta o usata in modo improprio ovvero dignità. I nostri migliori auguri a tutti loro. Se volete conoscere lo strano condominio lo trovate su Facebook bussando alla porta di Polì Ale, un midollo per la vita.

Foto | Flickr

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