La strana storia di Storm

Donna con nastro rosa

Tre giorni fa avevo scritto a proposito delle differenze fondamentali tra maschietti e femminucce. In sintesi, quando ci si ritrova tra mamme sembra che le mamme dei maschi facciano una maggiore fatica fisica, perché costrette a inseguire i loro puffi scalmanati, mentre le le mamme delle bambine debbano sostenerne una psicologica, dato che le piccole sono testarde e determinate come quindicenni.

Una nostra lettrice ha richiamato alla nostra attenzione, a tal proposito, la storia di Storm. Nessuno sa se Storm sia un maschietto o una femminuccia. L'identità sessuale del piccolo è conosciuta solo da pochissime persone e questo perché i suoi genitori non vogliono che la sua crescita sia influenzata dai soliti atteggiamenti stereotipati (se sei una femminuccia ti fanno tante coccole, se sei un maschietto di esortano negli sport). Alcuni psicologi hanno già fatto notare che si tratta di un'utopia. Storm frequenterà altri bambini, durante l'asilo, e verrà influenzato comunque dalle differenze di genere.

Naturalmente un simile esperimento è possibile solo laddove la lingua lo consente: in inglese non ci sono il maschile e il femminile. Se quei genitori fossero stati italiani prima o poi si sarebbero traditi, gli aggettivi e i pronomi avrebbero preso il sopravvento sulla loro idea. Detto ciò, non sarebbe stato più semplice lasciare libero il proprio piccolo di vivere come vuole? In fondo per il bambino il riferimento principale restano i genitori. Dunque perché impuntarsi così? Voi lo fareste?

Foto | Flickr

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