Donna-mamma al lavoro, storie di ordinaria ingisutizia

Donna al lavoro

Osservando il test di gravidanza che lentamente cambia colore, Claudia non sa se ridere o se piangere. C’è l’immensa gioia per quel figlio in grembo, atteso da anni, ma c’è anche la paura per il salto nel vuoto, e non solo emotivo, che l’arrivo di quel figlio comporterà. Claudia sa bene che il suo posto di lavoro è a rischio. E non importa quanto abbia sudato per ottenerlo, tra anni di studio, precariato e gavetta: un figlio è come una bomba a orologeria. E non solo per lei: per qualunque donna. La storia di Claudia e delle 800mila mamme che devono rinunciare al lavoro su Il Sussidiario.

E' quando leggo queste storie che mi salta l'embolo, e mi viene voglia di urlare per la rabbia, di dare un pugno all'uomo che ho sposato e che amo solo perchè è un uomo, di sputare la mia frustrazione a chi promette e non fa, di mettere una bomba perchè, perchè ...e poi mi viene da piangere, sottovoce, e prendo a coccolare la ragazza che ero, e sognava un futuro diverso.

E sono anche fortunata, perchè per essere donna-mamma che lavora, alla fine un part-time l'ho trovato, anche se ho dovuto rinunciare ad un lavoro che adoravo, professionalmente molto più appagante, conquistato con tanta fatica. Ma c'è mia sorella, che durante i colloqui doveva spiegare perchè non aveva ancora avuto un figlio, mia cognata che, libera professionista, telefona ai clienti mentre allatta, o la mia ex-collega che per competere con i colleghi, i figli li vede solo la sera, ... e le altre 800.000 che, per essere mamme, a lavorare non ci vanno più.

Foto | FredMikeRudy.

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