Da bambina amavo Barbie ed era oggetto di liti furibonde con mia sorella. Credo che a casa dei miei ci sia ancora la scatola di un vecchio pigiama con dentro impietosamente sdraiati e rivestiti di fazzoletti e veli di confettate Barbie, Ken e Christie. Crescendo ho provato una sorta di feroce antipatia verso questa bionda perfetta che negli anni è stata persino sottoposta ad un lifing.

Se volete farvi un’idea di quanto sia amata, collezionata e costosa Barbie è sufficiente una ricerca veloce su Google: ci sono collezionisti sfegatati, siti pieni di foto di Barbie in ordine cronologico o tematico. Barbie è ovunque, ma non me ne ero resa conto finché non mi sono interessata agli articoli da bambina: scarpe, vestiti, gadget.

Ora tocca anche a mia figlia: le hanno regalato Barbie e il Castello di diamanti, cartone le cui musiche mi hanno dato il mal di testa. Ma tant’è, le ho fatto vedere anche gli altri della serie. Devo dire che, se non altro, Barbie e il lago dei cigni ha la colonna sonora originale di Tchaikovsky e così anche altri lungometraggi presentano brani di musica classica come sottofondo. Questo non mi dispiace, tuttavia, a fronte di sceneggiature spesso curate, trovo che per noi adulti questi prodotti siano lesivi della serenità mentale e del gusto estetico. Non me ne vogliano gli appassionati, potranno sempre fare un giro sul sito della loro beniamina, in cui si trovano sezioni dedicate ai promo, ai giochi, allo shopping, alle ragazzine che possono crearsi una sorta di avatar per chattare (una sorta di terrificante Second Life tutto rosa).

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