Mia figlia non è mai stata particolarmente espansiva, ma all’avvicinarsi dei tre anni ha cominciato a manifestare le proprie emozioni sempre più apertamente. Abbiamo avuto la netta impressione che per lei l’uso della parola abbia semplificato le cose. Da un paio di settimane è diventato molto evidente il suo cercare di dare un nome a ciò che prova.

Due giorni fa, suo padre l’ha rimproverata in modo piuttosto deciso perché rischiava di farsi male con un oggetto tagliente. La piccola non è abituata a considerarlo in questa veste, il cane da guardia di casa sono io, così ne è rimasta molto turbata. E’ arrivata da me piangendo disperata. L’ho abbracciata, l’ho tranquillizzata e pacatamente le ho spiegato il perché del rimprovero del papà.

Ma la piccola è molto, molto ostinata. Così due minuti dopo è tornata alla carica. C’è stato un secondo rimprovero (lo stava davvero mettendo alla prova). E’ tornata da me, lamentandosi. Mi si è accoccolata in braccio e mi ha detto: mamma ho la confusione. Pensavo si fosse espressa male e le ho chiesto: dove? Si è allora battuta la mano sul petto. Allora ho capito e le ho chiesto se fosse triste. Risposta (singhiozzando): siiii. Allora le ho spiegato che anche ai grandi viene la confusione quando litigano e che passa subito non appena si fa pace. In quel momento è arrivato mio marito. Si sono abbracciati forte e la confusione, a tutti e tre, è passata subito.

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