“Sono incinta! E ora come glielo dico in ufficio?”. Questo è uno dei tanti nuovi pensieri che nascono nella mente di una neomamma subito dopo la scoperta della propria gravidanza. Dopo le prime emozioni, lo stordimento della novità, e soprattutto la felicità, la donna comincia a immaginare la sua vita futura. Anche quella lavorativa.

Molte cose, nell’anno a venire, cambieranno nella sua attività professionale. E uno dei primi passi da fare è quello di informare proprio datore di lavoro. Innanzitutto dovrà decidere “quando” dirglielo. Successivamente penserà al “come”.

Sul “quando” non esistono particolare norme a riguardo nell’ambito dell’inizio del periodo di astensione obbligatoria (che parte dal settimo mese). Diverso il caso in cui si svolga un lavoro a rischio, ovvero un tipo di lavoro pesante che potrebbe essere pericoloso per la donna in dolce attesa. Pensiamo ad esempio a un impiego in cui si deve viaggiare molto o si devono trasportare dei pesi. In questi casi si può richiedere la maternità anticipata oppure concordare con il capo le attività da fare o non fare.

Solitamente si attendono i canonici “tre mesi”, soprattutto per scaramanzia essendo i più delicati e pericolosi. Eviterei comunque di informare l’ufficio della maternità troppo in ritardo solo perché una gravidanza in un luogo di lavoro prevede una riorganizzazione di funzioni e personale e la cosa potrebbe richiedere del tempo.

Sorvolando le questioni pratiche, il “quando” ha una sua importanza anche in base al tipo di rapporto che si ha con il datore. Un consiglio che darei è quello di dare la precedenza al capo ufficio rispetto ai colleghi, per evitare che la notizia arrivi da qualche terzo piuttosto che dalla diretta interessata. Ovviamente dipende da che relazione e fiducia si ha nei confronti dei colleghi. Meglio ragionarci sopra.

Eviterei anche di attendere troppo tempo qualora si manifestassero dei sintomi che possano indurre chi ci circonda a sospettare una gravidanza. Mi vengono in mente tantissime scene di film dove l’attrice corre nel bagno dell’ufficio a vomitare svariate volte: tutti (compresi noi spettatori) cominciano a sospettare una gravidanza.

Una volta deciso quando dirglielo, la donna incinta dovrebbe pensare al come. Non esiste una regola, tutto dipende dalle dinamiche che esistono nell’ufficio e dal rapporto che si ha con il datore. Se i rapporti sono amichevoli e ci si sente a proprio agio con lui o con lei non dovrebbe essere troppo difficile, anche se credo che non bisogni mai dimenticare che il capo è il capo. La notizia lo renderà sicuramente felice, ma sicuramente dovrà affrontare una serie di problematiche che deriveranno dalla nostra assenza.

Credo sia essenziale creare l’ambiente giusto: essere soli; avere del tempo a disposizione; assicurarsi che si tratti un momento in cui il datore non è impegnato, non ha i minuti contati, non sia nervoso; accompagnare l’annuncio della notizia a un buon caffè e perché no, magari andarselo a prendere al bar insieme (sempre che il tipo di rapporto lo permetta).

Infine mi presenterei al colloquio con un minimo di pianificazione dei mesi a venire: assicurare la propria presenza fino all’inizio del congedo obbligatorio (salute permettendo), valutare insieme quali mansioni la donna incinta potrà o meno svolgere, immaginare l’organizzazione delle proprie competenze una volta che la neomamma sarà a casa a godersi il suo piccolo.

Foto | coxy

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