Il congedo di maternità per lavoratrici dipendenti e a progetto

Mamme a passeggio con la carrozzina Anche le lavoratrici a progetto e collaboratrici coordinate e continuative hanno diritto al congedo di maternità, come le dipendenti. Una domanda simile ce l’eravamo chiesta qualche tempo fa per le libere professioniste, ed è con grande gioia sapere che gli stessi diritti valgono anche per le tante precarie in giro per l’Italia.

In particolare, secondo quanto ci dice l'Inps è previsto un periodo di astensione obbligatoria che si estende dai 2 mesi precedenti la data presunta del parto ai 3 mesi dopo il parto. Questo periodo può essere anticipato o posticipato. Il primo caso riguarda la gravidanza a rischio o particolari condizioni di lavoro. E’ necessario però presentare al datore un certificato medico che giustifichi la scelta.

Il congedo posticipato prevede invece un’assenza che va da un mese prima del parto ai 4 successivi. Anche qui è necessario un accertamento medico che attesti l’assenza di pericoli per la salute della lavoratrice e del feto. Se si svolge un lavoro con mansioni pericolose o insalubri l’astensione obbligatoria può arrivare fino a 7 mesi successivi al parto. La retribuzione è pari all’80% e viene erogata direttamente dall’Inps.
E in caso di parto prematuro che succede? I giorni non goduti prima si andranno ad aggiungere al periodo successivo. Ciò che conta è che il tempo totale di astensione sia di 5 mesi. E se fossero gemelli o addirittura plurimi? Niente paura, i congedi si moltiplicano per ogni figlio nato.

Per quanto riguarda l’astensione facoltativa, con una retribuzione pari al 30%, la legge prevede per le lavoratrici dipendenti un congedo della durata massima di 11 mesi totali nei primi 8 anni di vita del bambino. Questo vale in alternativa per il padre o per la madre e per ogni figlio. La bella notizia è che dal 1° gennaio 2007 anche le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla Gestione separata, ovvero a progetto o coordinati e continuativi, possono usufruire di un congedo parentale di 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino.

Fonte | Inps
Foto | skeddy in NYC

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