Rabbia e aggressività del bambino, che significato ha e come gestirla

Ancora per molti di noi l'infanzia è un luogo privo di rabbia, una sorta di oasi di pace cui vorremmo tornare. Perciò ci troviamo fortemente disorientati di fronte agli atteggiamenti aggressivi dei nostri bambini, alle loro paure, anche ai loro incubi. La prima cosa da chiarire è che i bambini anche piccolissimi provano rabbia, per motivi diversi. Spesso è dovuta al loro senso di impotenza, magari nasce nei primi confronti con i coetanei e con quella naturale difficoltà a lasciarli entrare nel proprio territorio. Altre volte è una rabbia respirata in casa e poi ritrasmessa all'esterno.

Alcuni bambini manifestano questi sentimenti con urla o con frasi che considerano offensive. Altri reagiscono picchiando, a volte anche i propri genitori. Cosa fare? Sembrerà strano ma dobbiamo contemporaneamente aiutare il bambino ad accettare il proprio stato d'animo e ad esprimere correttamente la collera. I sentimenti di rabbia sono infatti comuni, li proviamo anche noi adulti. Il bambino non deve sentirsi cattivo perché arrabbiato. Altrimenti per conservarsi il nostro amore tenterà sempre di nascondere e reprimere la collera, con risultati non molto felici nell'età adulta.

Teniamo presente che i bambini sono anche spaventati da se stessi. Farli sentire compresi e dare loro gli strumenti per gestire dei sentimenti così forti è la soluzione migliore. Si può tranquillizzare il bambino, dicendogli "capisco che sei arrabbiato, succede anche a me". Se invece diventa aggressivo fisicamente possiamo bloccarlo dolcemente e fargli notare che nessuno in famiglia usa le mani, che invece può urlare o picchiare un cuscino.

Ricordiamoci che picchiare un bambino che picchia non lo aiuta a capire come ci si sente. I bambini non hanno ancora sviluppato questa capacità di immedesimazione. Li manderemmo in confusione perché da un lato, essendo noi i suoi riferimenti, si sentono legittimati nell'imitarci, dall'altro si sentono rifiutati e non capiscono perché. Diciamo che affrontare e cercare di capire la rabbia dei nostri piccoli ci costringe a mettere in discussione anche le nostre modalità di relazione.

Infine, di fronte ad insulti verbali, se non si tratta di parolacce, meglio lasciare che il bambino si sfoghi. Una via d'uscita deve averla ed è bene che impari a parlare piuttosto che a picchiare. Poi, pian piano, possiamo insegnargli che ci sono alcune parole che è meglio non usare. Possiamo anche inventarci degli insulti che risultino accettabili (non so, porca puzzola può andar bene?).

So cosa state pensando: è una faticaccia. Mi dispiace, ma non c'è altra via d'uscita. Dobbiamo rimboccarci le maniche e sperare di poterci rilassare tra i sei anni e la pubertà. In bocca al lupo a tutti!

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