Sembra che Povia si presenterà a Sanremo con una canzone che parla di Luca, un gay guarito dalla sua omosessualità e poi sposato. Questo è la notizia che sta tenendo banco sui quotidiani, nei programmi tv e nei blog. Ora, quando quindici giorni dopo il parto continuavo a trascorrere delle terrificanti notti insonni e tremavo al pensiero delle mie future responsabilità di madre, nel delirio provavo ad immaginare come avrei risposto alle domande della Ben adolescente. Se già dovevo sforzarmi di trovare un discorso sulla sessualità che convincesse anche me, sono davvero rimasta di sasso quando un pensiero si è insinuato nella mia mente: e se la Ben da grande mi dicesse che pensa di essere gay o che è gay?

Tutto questo parlare di una rieducazione dell’orientamento sessuale mi spaventa però molto di più. Fino ad ora mi sentivo coinvolta nella questione avendo amici omosessuali, ora invece mi chiedo: cosa succederebbe a mia figlia se fosse gay? Come la tratterebbero le altre persone? Pare che in Italia siano morte cinquanta persone in due anni, vittime di soprusi e violenze per aver dichiarato la propria omosessualità. Qui il punto non è distinguere tra comportamenti omosessuali e orientamento omosessuale e credo che non lo sia neanche la questione se omosessuali si nasce o si diventa. Credo che il punto sia il rispetto del prossimo.

Ecco, queste sono le volte in cui la maternità è stata per me un’occasione per pensare, per comprendere e infine sempre e comunque per rispettare gli esseri umani e le loro scelte. Per dettagli e approfondimenti vi rimando a Tvblog, a Queerblog e al commento di Castaldo, che ha ascoltato la canzone, su Repubblica.

Foto | Repubblica

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