I rischi della tonsillectomia nei bambini e quando va evitato l'intervento

La tonsillectomia è l’intervento per rimuovere le tonsille. In passato era diventata una procedura di routine, oggi i medici sono per la conservazione finché possibile, perché si tratta di una piccola operazione e può presentare alcuni rischi.




La tonsillectomia nei bambini può provocare alcuni rischi e non sempre la rimozione delle tonsille è la soluzione migliore. In alcuni casi, infatti, l’intervento deve essere evitato. Rispetto al passato, le indicazioni chirurgiche sono molto più limitate e considerano non solo lo stato delle tonsille attuale, ma il quadro clinico. È ovviamente consigliata se c’è il sospetto di una neoplasia maligna o se ci sono condizioni patologiche associate, quali malformazioni dell’apparato respiratorio o malattie croniche.

Se invece si è in presenza di infezione da streptococco beta emolitico di gruppo A sintomatica o non sintomatica è sufficiente la terapia con antibiotici. Non si consiglia la tonsillectomia nei bambini con sindrome PFAPA (cioè con episodi periodici di febbre alta accompagnata da stomatite, faringite e infiammazione dei linfonodi del collo) perché non ci dati scientifici certi che possano valutare l’efficacia di un simile intervento.

La tonsillectomia richiede una degenza postoperatoria di un paio di giorni in ospedale e poi un periodo di convalescenza, durante cui potrebbero manifestarsi anche piccole emorragie. L’intervento si fa in anestesia totale. È quindi sconsigliato anche in caso di sensibilità a certi farmaci. Ricordiamo poi che le tonsille sono dei filtri, per evitare che alcune infezioni scendano nei bronchi e nei polmoni.

Foto | Flickr
Via | ISS

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