Adozioni: l'AiBi porta il Ministero di Giustizia in tribunale

Bambino

Art. 40 della Legge 149/2001, "Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori" recita: "Per le finalità perseguite dalla presente legge è istituita, entro e non oltre centottanta giorni dalla data della sua entrata in vigore, anche con l’apporto dei dati forniti dalle singole regioni, presso il Ministero della giustizia, una banca dati relativa ai minori dichiarati adottabili, nonché ai coniugi aspiranti all’adozione nazionale e internazionale, con indicazione di ogni informazione atta a garantire il miglior esito del procedimento."

Siamo al 15 febbraio del 2012 (che dite, saranno passati i 180 giorni previsti dalla legge?), e di questa banca dati non c'è ancora l'ombra di un progetto. Nada, nicths, niente, zero. E che non si tratti di una questione marginale, lo sanno bene tutti gli aspiranti genitori; perché se è vero che le regole sono necessarie per garantire i bambini da adottare, adeguate procedure ed adeguati supporti tecnologici, sono ugualmente necessari perché i diritti di tutti siano realizzabili, e realizzati con tempi normali.

A questo punto c'è chi dalle parole è passato ai fatti, dalle arrabbiature alla denunce, ed ha ottenuto dal T.A.R. del Lazio, il massimo giudice per questioni di questo genere, che il Ministero della Giustizia compaia alla sbarra (è il cattivo di questa storia), e risponda alla seguente accusa: "Perché in 11 anni non sei riuscito a creare una banca dati?"

Prima udienza il 4 luglio, e se volete, potrete anche parteciparvi come accusatori, perché chi ha fatto da apripista, l'AiBi un’organizzazione non governativa costituita da un movimento di famiglie adottive e affidatarie, l'ha fatto con una class action, alla quale tutti gli interessati possono aderire, affinché le belle parole, diventino realtà.

Art. 1 Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia.
Foto h.koppdelaney.

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