Mi sono arresa, tra i giorni di pioggia a catinelle e vento, la tosse mia e sua, ho praticamente traslocato con la piccola in cucina: l’unico posto in cui riesco a tenerla buona per un po’. Mia figlia, ve l’avrò già raccontato, è infatti una di quelle bambine che richiede continuamente attenzione. Non puoi fare un passo senza sentirla: mamma dove sei? mamma vieni qui! mamma che stai facendo? mamma ti aiuto! mamma posso cucinare?

Sì, puoi cucinare, mi sono arresa. Ho deciso di prendere alla lettera quel consiglio per cui piuttosto che impedire continuamente certe attività considerate pericolose è preferibile accompagnare il pargolo nel suo percorso e insegnargli come svolgerle senza farsi male. Ragion per cui l’ho messa ai fornelli.

Certo, la cosa più dura da accettare non è che la piccola possa farsi male ma che la cucina possa subire qualche serio danno: allagamenti, incendi, turbinii di farina….Ma tant’è: le ho messo in mano una ciotola con acqua e farina e sono riuscita a cucinare senza stressarmi troppo. Ovviamente bisogna tenere in poco o nessun conto le pulizie successive.

L’idea coraggiosa, in realtà, l’ho presa da mio marito, che ha piazzato la bimba in cucina con la farina e l’ha poi fotografata mentre “impastava” il pane. Certo, lui, come dire, non si preoccupa di pulire perché poi deve correre a lavorare quindi “scusa, ma proprio non ce la faccio”. Per me, invece, raccogliere un po’ di farina è un prezzo minimo rispetto a quell’ora di calma che ho ottenuto.

Tra l’altro cucinare insieme è un momento ottimo per migliorare la complicità tra figli e genitori ed un’ottima occasione per insegnare delle importanti regole: lavarsi le mani prima di cucinare, lavarsi le mani se hai toccato le uova, tenersi a distanza dai fornelli mentre si cucina il risotto altrimenti ci si scotta e così via. Certo m’è preso un colpo quando mi sono distratta, giuro, per un nano secondo e ho visto la peste che metteva le uova nel robot e l’avviava per l’impasto. Di sicuro sarà una donna autonoma.

Ho anche riflettutto su altro e magari mi direte che straparlo a causa della stanchezza: mia figlia non può aiutarmi nel lavoro d’ufficio, non può starmi vicina mentre lavoro al pc o sistemo le scartoffie (forbici e pennarelli sono armi terribili). Mentre può essermi d’aiuto nei lavori casalinghi e questo la rende più felice e partecipe, migliora il nostro rapporto o quello con il papà, impara che anche la casa va tenuta in ordine e che non è un lavoro facile eccetera…

Ma dunque, dopo tutte le mie personali rivendicazioni sulla necessità delle donne di non farsi annientare dalla maternità, alla fine è proprio la vita da casalinga la più costruttiva per la crescita dei figli? Se questa vita la facesse il papà, cambierebbe la sua percezione della vita familiare, del suo ruolo, la sua considerazione del lavoro familiare? Attendo rimostranze.

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