L’età delle mamme si alze sempre di più, biologicamente sarebbe meglio fare i figli prima, ma le mamme “attempate” hanno una maggiore conapevolezza e inoltre maggiori disponibilità economiche. Ma sul Daily Mail scrivono che in Norvegia ora viene fuori un nuovo studio sulle donne che aspettano ad avere un figlio per privilegiare la carriera, e poi sono più inclini alla depressione post parto: la miccia esplode quando le cose -che erano state programmate nei minimi dettagli- non vanno come previsto.

Il fattore scatenante sono le elevate aspettative rispetto al l’esperienza della maternità, che rimangono altamente deluse quando insorgono problemi naturali ma non calcolati con l’allattamento, i vari acciacchi e la stanchezza. E le donne abituate per carriera ad avere il controllo su tutto, si sentono disarmate davanti all’imprevedibilità di un bebè, di qui l’insorgenza della depressione post partum, che può durare fino a 6 mesi.

Da non confondere con il baby blues classico, un fenomeno piuttosto diffuso che insorge più o meno a 4 giorni dal parto e dura al massimo una settimana, la depressione post partum vera e propria va riconosciuta -e accettata- il prima possibile; il problema è che molte non se lo sognano nemmeno di chiedere aiuto, c’è da sperare che le persone intorno alla neomamma si diano un po’ da fare e soprattutto non la lascino sola.

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