Mamme che lavorano: la trappola del senso di colpa

bimba
Non c'è verso: noi donne abbiamo il senso di colpa nel DNA. E quando diventiamo mamme, la situazione peggiora, qualunque sia la scelta che facciamo: lavorare oppure restare a casa. E' un pensiero che riccore di frequente nelle mie giornate di mamma lavoratrice e affaticata. Ed è per questo che mi ha colpita l'articolo scritto dalla ex modella Sandra Howard sul Daily Mail nel quale racconta della sua storia di madre perennemente ossessionata dai sensi di colpa.

Noi mamme andiamo a lavorare per diverse ragioni, ma credo che nessuna di noi (o davvero poche) lo facciano perchè non hanno a cuore le ragioni familiari. Alcune di noi hanno una carriera ben avviata che hanno costruito nel corso di lunghi, faticosi anni di lavoro e che sarebbe un peccato buttare via. Altre lavorano perchè in casa serve un secondo stipendio per far quadrare i conti e altre lo fanno perchè arse dal fuoco sacro: anche se non ne hanno bisogno, anche se la loro non è una carriera sfolgorante, il lavoro è una passione imprescindibile.

Qualunque sia la nostra situazione, il senso di colpa gioca a tennis con i dubbi e le incertezze del nostro nuovo ruolo di madri lavoratrici. Che fare? Lasciare il lavoro per crescere un figlio che poi - passati i primi anni - avrà tanti di quegli impegni da non aver più bisogno della nostra presenza costante? Oppure lasciar crescere i figli da una tata o dall'educatrice dell'asilo nido o ancora dai nonni e diventare il genitore, anzi la madre che non è presente, quella che arriva la sera, stanca e triste magari con un nuovo gioco per conquistarsi il sorriso del bimbo che quasi non ti degna di attenzione perchè tu - durante la sua giornata, quando mangia, quando dorme, quando c'è da cambiargli il pannolino, quando piange - tu, mamma che lavori, non ci sei?

E poi ti chiedi: ma è giusto che io lasci il lavoro? E' giusto che sacrifichi la mia professionalità? E ancora: ce la faremo senza il mio stipendio? E se poi ci capita un'emergenza? E se poi quando il bimbo crescerà non avremo abbastanza soldi per comprargli ciò che gli serve? Potrei pentirmi di aver lasciato il lavoro! Allora, no: è meglio che resista e continui a lavorare.....

Nel frattempo, il senso di colpa cova in noi e non ci dà tregua. La mattina ci alziamo un'ora prima per preparare la colazione ai figli, mettere un po' in ordine e organizzare lo scongelamento dei cibi per la cena. Poi andiamo in ufficio e - logorate dai sensi di colpa - lasciamo i bambini in altre braccia. Li guardiamo mentre ci allontaniamo per cercare di interpretare quell'ultimo sguardo che ci lanciano prima che la porta si chiuda lasciando fuori dall'uscio il nostro senso di colpa.

In ufficio, lavoriamo di lena, ma il nostro pensiero è spesso a casa o al nido, a interrogarsi su come starà il nostro cucciolo e allora eccolo rispuntare quel maledetto senso di colpa: ora ci assale perchè pensiamo di non essere abbastanza concentrate e, quindi, di non riuscire a far bene il nostro lavoro. Insomma, un vero strazio!

E - poi - come se non bastasse arriva la frase-bomba: "Ti stai perdendo tanti momenti bellissimi, sai?". Già, perchè stando fuori tutto il giorno non riesci a sentire la sua prima parola, non vedi i suoi primi passi da solo o la prima volta che riuscirà a incastrare le costruzioni che gli hai regalato. Lui cresce, sviluppa le sue abilità, conquista la sua indipendenza e tu non ci sei. Ma il punto è: tu non ci sei e stai male perchè ti senti in colpa. Tuo figlio, invece, va avanti con la sua vita e - nella maggior parte dei casi - sta bene, è felice e non ti addebita nessuna delle colpe che ti autoinfliggi.

Quindi, il problema è solo nostro. E' per il nostro bene che dobbiamo decidere cosa vogliamo, che madri vogliamo essere: madri che lavorano e sono poco presenti? Oppure madri che stanno a casa e di tanto in tanto rimpiangono il lavoro? Madri con quattro riunioni e una trasferta da incastrare tra una visita pediatrica e l'altra oppure madri che possono portare al parco il bimbo quando vogliono, magari un po' meno curate e con meno soldi? Insomma, qual è l'equilibrio giusto per noi? Quello che può regalarci un po' di serenità per guardare negli occhi noi stessi e i nostri figli senza più l'ombra di nessun senso di colpa? Il fatto è che non esiste una scelta giusta e una sbagliata: è solo questione di coraggio. Bisogna sapersi buttare da un lato o dall'altro perchè stare in mezzo è troppo pesante.

Foto | Flickr

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