Abbiamo già detto quanto sia importante assicurarci di diventare il primo riferimento utile per i nostri figli in caso di problemi. E’ importantissimo non solo parlare con loro, ma essere sempre pronti ad ascoltarli e ad accoglierli. Latta suggerisce di fare un test e di chiedere: se avessi un problema da chi andresti a parlarne? Se la risposta è mamma o papà, siamo/siete a posto. Altrimenti dobbiamo rafforzare nei nostri piccoli la convinzione che ci troveranno sempre pronti per loro.

Perché tutto questo accada è importante parlare molto con i nostri bambini, chiedere come stanno e se osserviamo qualche strano comportamento chiedere apertamente se c’è qualcosa che non va. Se i bambini sono molto piccoli ovviamente starà a noi comprendere un eventuale disagio: cambiamenti d’umore, chiusura, tristezza, rifiuto di frequentare alcune persone.

Credo sia importante, in momenti come questo, per noi genitori, stabilire seriamente che sono più importanti i nostri figli di quello che pensa la gente. Se il nostro piccolino si rifiuta di frequentare alcune persone non forziamolo. Mia figlia sin da quando aveva pochi mesi ha mostrato un’antipatia molto chiara nei confronti di alcuni conoscenti. Noi abbiamo accolto la sua richiesta senza parole, fatta soprattutto di urla e pianti, anche se gli adulti in questione ci hanno rimproverato e si sono sentiti offesi dalla mancata confidenza.

Nel nostro caso non avevamo a che fare con dei mostri, ma con persone eccessivamente invadenti e pressanti, anche fisicamente, che facevano sentire a disagio la piccola. Rispettando i desideri dei bambini, insegnamo loro ad aver fiducia in se stessi e nelle proprie sensazioni. Insegnamo loro che possono dire di no, se sono a disagio.

Quando i piccoli crescono, arriva però il momento di affrontare con loro la questione in termini più complessi. Nigel Latta suggerisce di insegnare ai bambin ad ascoltare il loro “campanello d’allarme” innato, concetto che, secondo la sua decennale esperienza, sono in grado di capire persino i bambini di quattro o cinque anni. Cito testualmente:

Se si chiedesse ai bambini :”Il tuo campanello d’allarme suonerebbe se una morbida gattina ti si sedesse accanto?”, la maggior parte risponderebbe di no. Se si chiedesse:”Il campanello d’allarme suonerebbe se uno squalo ti si sedesse accanto?”, la maggior parte griderebbe a squarciagola di sì.

Dopo aver personalizzato l’elenco con situazioni più familiari al bambino (se un amico ti abbraccia, se uno sconosciuto ti invita a salire in macchina, se qualcuno vuole toglierti i vestiti….) si passa alla domanda successiva ovvero: Cosa fai se suona il campanello d’allarme?

E’ importante fare un elenco di adulti di riferimento cui il bambino può rivolgersi (i primi in lista siamo noi, ma in emergenza può esserci la maestra o una persona di cui ci fidiamo) e assicurarci che lo abbia ben presente. Infine dobbiamo fargli ripetere più volte la frase da usare in caso di bisogno : “Dico alla maestra cosa è successo e che non mi piace e le chiedo di aiutarmi”, lodandolo ogni volta che ha ben compreso e ripetuto come agire di fronte ad un disagio.

Cosa fare se nostro figlio viene da noi dicendo che è suonato il campanello d’allarme? Per prima cosa dategli “immediata e totale attenzione”, poi fategli capire che “prendete molto sul serio le sue parole”. Per il piccolo deve essere chiaro che se si rivolge a voi perché è suonato il campanello voi siete subito pronti ad aiutarlo. E’ altrettanto importante che non vi veda agitati: vi deve vedere calmi e forti. Spesso il campanello suona per situazioni che spaventano il bambino, ma che non sono pericolose.

Qualora il racconto del bambino comprendesse invece seri indizi di abusi allora bisogna rivolgersi immediatamente agli esperti. In Italia, per fortuna, ci sono diverse associazioni che si occupano di abusi sui minori o di casi di bullismo (prima fra tutte Telefono azzurro) e se anche non beccassimo quella giusta al primo colpo sicuramente ci fornirebbero recapiti e numeri di telefono adatti al nostro caso.

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