Cinque bambini che hanno cambiato il mondo

anna frank

I bambini sanno essere divertenti, sanno riempire la vita dei genitori e di tutta la famiglia. Crescono -a volte troppo in fretta- e poi lasciano ricordi e momenti indimenticabili nei cuori di chi li ha educati e cresciuti.

Ma ci sono anche bambini che sono riusciti a cambiare, in un certo senso, il mondo. A commuovere, a restare immortali, a diventare simboli per il loro coraggio o per la durezza con cui la vita li ha messi a confronto.

Dopo il salto, vi facciamo cinque esempi di questi bambini speciali...

Anna Frank: Annelies Marie “Anne” Frank, bambina tedesca nata ebrea, originaria della città di Francoforte. La sua fama è arriva successivamente alla pubblicazione del suo celebre diario, nel quale ha documentato la sua esperienza durante la seconda guerra mondiale. Anne e la sua famiglia si sono spostati ad Amsterdam nel 1933 dopo l'ascesa del potere nazista e quando sono iniziate le persecuzioni nei confronti degli Ebrei, l'intera famiglia si è rifugiata nel piccolo spazio a due piani posto sopra i locali della Opekta, di suo padre Otto. Furono scoperti dopo due anni e condotti nei campi di concentramento. Sette mesi dopo il suo arresto, Anna Frank morì di tisi. L'unico a salvarsi fu suo padre e scoprì che il suo diario si era salvato. Ne ha permesso la pubblicazione nel 1947. Fu tradotto in Inglese e pubblicato nel 1953 con il nome di "The Diary of a Young Girl". E' diventata uno dei simboli delle vittime dell'Olocausto.

Samantha Smith: giovanissima attivista durante la Guerra Fredda negli Usa. Scrisse una lettera, nel 1982, al Segretario Generale del Partito Comunista Sovietico Jurij Andropov, chiedendogli di non fare guerra agli Stati Uniti. Fu invitata, quindi, a visitare l'Unione Sovietica. In seguito lanciò diversi appelli per la pace in Giappone e fu indicata come "la più giovane ambasciatrice d'America". Morì in un tragico incidente aereo nel 1985, a soli tredici anni

Hector Pieterson: La sua giovane morte è diventata in simbolo della lotta anti apartheid e fu vittima durante gli scontri di Soweto del 1976 , quando la polizia aprì il fuoco contro gli studenti che protestavano. Passò alla storia l'immagine del ragazzino, ucciso, tra le braccia del padre sconvolto e disperato e fotografato. E' morto il 16 giugno 1976 e quel giorno è diventata la giornata nazionale della gioventù in Sudafrica

Iqbal Masih: vero e proprio bambino operaio, diventato poi icona della lotta contro il lavoro infantile nell'industria tessile del tappeto pakistana. Fu venduto dal padre per soli 12 dollari e inizià a lavorare come schiavo, incatenato ad un telaio in una fabbrica di tappeti. Nel 1992, tra le sue numerose fughe, riuscì a partecipare alla manifetazione del Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato. Così fu liberato, insieme agli altri bambini e iniziò la sua battaglia. nell'aiutare i bambini del Pakistan. Furono chiuse, grazie a lui, decine e decine di fabbriche pakistane. Morì il 16 aprile 1995 mentre stava andando in bicicletta, da sua nonna, ucciso con alcuni colpi di pistola. A soli tredici anni.

Nkosi Johnson: era Hiv positivo dalla nascita. Non conobbe mai suo padre e fu adottato legalmente quando nemmeno la madre riuscì più a prendersi cura di lui. Nacque un caso internazionale quando, nel 1997, una scuola di Johannesburg, vicino a Melville, si rifiutò di accettarlo tra i suoi alunni proprio per la sua condizione di salute. Il clamore raggiunge gli alti poteri politici. Parlò durante la 13th International AIDS Conference, invitando chi fosse malato come lui a farsi avanti e a pretendere un trattamento dignitoso. Chiuse il discorso dicendo:

"Noi siamo tutti esseri umani, siamo normali. Abbiamo le mani. Abbiamo i piedi. Possiamo camminare, possiamo parlare, abbiamo i nostri bisogni e le nostre necessità come tutti gli altri, non avere paura di noi, siamo tutti uguali!"

Aiutato e appoggiato dalla sua madre adottiva ha aperto un rifugio per madri e figli HIV positivi. E' scomparso il 1 giugno 2001.

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