Recite scolastiche, divertimento o tortura?

E’ giusto che i bambini vengano coinvolti nelle recite scolastiche sin da quando frequentano il nido? Qual è l’età più giusta in cui portare un bambino sul “palco” e farlo avvicinare ad emozioni che sono abitualmente forti anche per un adulto? Personalmente non credo che le recite servano ai bambini e credo anche che si potrebbero aspettare i cinque anni di età prima di cominciare. Anche molti pedagogisti sono di quest’avviso.

Credo anche che molti maestri e maestre si sentano obbligati a questo genere di attività scolastica dai genitori dei bambini, che in qualche modo vogliono un risultato a fronte del pagamento della retta. Magari sono cinica, ma è anche vero che vedo troppo spesso mamme con l’ansia da prestazione, bambini costretti a recitare canzoni e poesie davanti alla famiglia, genitori che affrontano gare silenziose per dimostrare chi ha il figlio più in gamba.

Forse sono condizionata dal fatto che la Ben è sempre stata timida e recepisce le emozioni come una spugna. Anche la troppa felicità la fa piangere e quando si trova un pubblico di fronte si da velocemente alla fuga, condita più o meno da grandi lacrimoni.
Per la recita di carnevale, ad esempio, aveva imparato una lunga filastrocca (lunga per un bambino che ha poco più di tre anni) e una piccola canzoncina, sapeva mimarla e sapeva anche che le toccava la parte del porcellino saggio che porta un mattone per costruire la sua casa. Durante le prove è andata benissimo. Durante le settimane in cui si preparavano sprizzava felicità da tutti i pori. Poi è crollata. Appena mi ha vista mi è corsa in braccio piangendo ed è finita lì.

Non credo, come invece crede mio marito, che sia stata traumatizzata da questo evento (le patatine del rinfresco hanno portato molto sollievo). Tuttavia non mi piace neanche che a soli tre anni debba percepire come emotivamente impegnativo quello che dovrebbe essere un momento di gioia. Ecco, mi piacerebbe che la recita fosse filmata quando i bambini sono tranquilli, quando recitano perché si divertono e non perché devono qualcosa ad un pubblico e poi mostrata ai genitori durante le riunioni.

Credo sarebbe un bel sollievo anche per le maestre, che si sentono spesso valutate in base a questa attività quando l’unico parametro di riferimento che dovremmo avere è che i nostri figli le abbracciano felici e stanno volentieri con loro come fossero persone di famiglia.

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