Grandi case di moda, noti gioiellieri, persino la Mattel tramite Barbie: sembra che legare il proprio marchio ad un’attività benefica sia la nuova vera tendenza. Grazie alla tv siamo abituati alla nuova beneficienza via sms: con poca fatica chiunque può dare il proprio contributo. Ultimamente però prende anche piede in tante aziende la voglia di finalizzare la vendita dei propri prodotti alla creazione di scuole, di ospedali, di progetti di sviluppo per i bambini più sfortunati. Ben venga, certo. Finalmente si comincia a fare concretamente qualcosa anche in ambiti solitamenti percepiti come alieni a simili faccende.

Tuttavia ho qualche perplessità. Quanto c’è di vero in tutta questa propagandata attenzione all’infanzia? Bambini e beneficienza, in fondo, sono davvero un binomio vincente per aumentare le vendite e migliorare la propria immagine sul mercato. Che importa, possiamo pensare, l’importante è che i soldi arrivino e che i progetti prendano forma. Su molti numeri di Vanity Fair trovo notizie simili. Il dubbio che nutro però è questo: che succederà quando la moda sarà passata? Non sarebbe più giusto dare costantemente la propria attenzione ai bambini, giorno dopo giorno piuttosto che farne l’oggetto di una seppur discreta campagna pubblicitaria?

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