Per riaprire le scuole e permettere ai ragazzi di tornare finalmente tra i banchi di scuola, i medici italiani chiedono screening per la scuola, vaccini ai docenti e lockdown in caso di eventuali focolai. Queste alcune indicazioni per il ritorno a scuola in sicurezza per le scuole superiori ancora costrette alla didattica a distanza, rese note dalla community “IoVaccino”, il Comitato “La Scuola” e alcuni eminenti pediatri, tra i quali Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS.

L’infettivologo Stefano Zona, tra i promotori del Comitato La Scuola a Scuola e membro del comitato scientifico IoVaccino, l’azione di testing sulle persone che freqeuntano la scuola è fondamentale.

Rispetto a 9 mesi fa, oggi abbiamo strumenti veloci ed economici. Attuare uno screening nazionale costante della popolazione scolastica, da ripetere ogni 10-14 giorni su tutta la popolazione scolastica asintomatica, da effettuare con test rapidi antigenici direttamente nelle scuole, è una strategia immediatamente percorribile per rendere la frequenza scolastica sufficientemente sicura per tutta la comunità. Insieme al tracciamento e alla quarantena dei contatti stretti, può diventare infatti la chiave per rendere la frequenza scolastica sufficientemente sicura per tutta la comunità.

Mentre il secondo passo è dare priorità nella somministrazione del vaccino anti-SARS-CoV-2 a insegnanti, educatori e personale tecnico-amministrativo.

Screening a scuola, vaccini, ma anche lockdown localizzati se necessari

La professoressa Susanna Esposito aggiunge la necessità di un piano di medio-lungo termine di chiusure nazionali per periodi di 1-2 settimane ogni mese, da gennaio a giugno.

Scuola e salute devono essere alleate. Uscire dalla logica dell’emergenza, insostenibile a distanza di un anno dallo scoppio della pandemia. E pianificare misure efficaci e regolari è uno dei primi passi per contenere i contagi, pericolosamente in nuova crescita, dopo le chiusure parziali durante le festività natalizie. Siamo ancora all’interno della seconda ondata e non possiamo commettere ulteriori errori.

Foto Getty

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