A volte i bambini lo dicono in un momento di rabbia, a volte siamo invece noi mamme a renderci conto che tra i nostri figli e la baby sitter si è instaurato un rapporto di complicità che ci rende un po’ gelose.
Capita anche che siano solo le baby sitter a rendersi conto che la mamma sta cedendo la sua autorevolezza e il suo tempo ad una perfetta “estranea” perché così, almeno apparentemente, almeno per un momento, si è liberata di tutte le fatiche che comporta crescere un figlio.
Poi ci siamo io e mia figlia, un caso a parte ovviamente. Vi ho già raccontato molte volte che la piccola è ufficialmente fidanzata con suo padre e che per lunghi periodi si rifiuta di abbracciarmi o farmi le coccole. Di baci non se ne parla neanche. Mi spiega: “Non ne ho bisogno”.
Ieri mi dice: facciamo che tu eri la baby sitter. E io: ok. Al che mi butta le braccia al collo, mi bacia, mi abbraccia. Io, tutta presa dal mio ruolo, le consiglio di far presto a lavarsi e vestirsi così quando la mamma torna la trova già pronta e profumata. E lei: io la mamma non ce l’ho. E’ morta. Ma prima mi ha comprato il sapone per le mani. Sto seriamente pensando di trovare lavoro come baby sitter.
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Solitamente i nostro figli ci mettono in imbarazzo quando vengono presi o da un attacco di “se non devasto non sono felice“, che di solito si manifesta improvviso nei negozi o a casa di altre persone, o quando entrano nel tunnel del “dico tutto quello che penso ad alta voce”.
Mia figlia è una campionessa del secondo tipo di sport e recentemente in piazza, di fronte ad una bellissima bambina dai capelli rossi, piena di lentiggini, ha cominciato ad urlare: Ehi, quella ha i puntini sulla faccia. Ma perché ha i puntini sulla faccia? Mamma, ma li hai visti quei puntini, sta male? Se li è fatti col pennarello?
Stando alla mamma blogger Panzallaria, la peste appartiene al gruppo delle bambine talebane. Eh sì, perché a volte a metterci fortemente in imbarazzo non sono i nostri figli, ma i figli degli altri. Leggere per credere. Poi fatemi sapere in cosa sono specializzati i vostri bambini (non fateci sentire sole).
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Siete esauriti? Non ce la fate più e vorreste mandare a quel paese un nutrito gruppo di parenti, amici, cugini? Saltate su al primo tentativo altrui di darvi consigli? I curatori del blog Genitori Crescono hanno avuto una simpaticissima idea: una stanza virtuale insonorizzata in cui ‘urlare’ quanto volete e senza timore di essere ripresi.
Se volete dare un’occhiata alle ‘urla’ che già ci sono, vi garantisco che vi sentirete molto ma molto sollevati. Un’unica precisazione: potete commentare, ma senza cadere nella tentazione di passare dall’altra parte della barricata. Come infatti precisano i curatori del blog
Qui è vietato dare consigli (soprattutto quelli buoni).
Qui è vietato trovare soluzioni.
Qui è vietato citare “metodi”.
Qui è vietato fare i saputelli!
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Mamme di Bebeblog, oggi ho bisogno del vostro parere. Parlando con le mamme che incontro al parco ci siamo rese conto che avevamo tutte da ridire sul ruolo di padre che i nostri mariti/compagni rifiutano di assumere. Sembra infatti che se da un lato i neo papà siano molto presenti nella vita dei loro figli, dall’altro lo siano in modo meno autorevole.
In qualche modo il rischio, come diceva Biondillo, è quello di trovarci davanti dei mammi e non dei padri. Questo, nel tran tran quotidiano, significa che a noi tocca essere sia il poliziotto buono che quello cattivo. Dopo aver passato una giornata ad educare nostro figlio a rispettare tutta una serie di regole, arriva il papà e gli concede una infrazione dopo l’altra, sminuendo il nostro ruolo e vanificando il lavoro di un’intera giornata.
Se poi il papà in questione ha a che fare con una bimba, il problema è quadruplicato. L’istinto di protezione è così forte nei confronti della piccola, che il padre teme di ferirla con uno dei tanti “no” che noi mamme pronunciamo durante la giornata. Lo so: non siamo mai contente. Verissimo.
Continua a leggere: Le mamme sono i nuovi padri: qualcosa non va
Tra tutti gli esercizi di yoga per mamme e bambini, questo è quello che mi ha divertito di più. Solitamente mentre noi ci danniamo per tirare su gli addominali, vediamo i nostri piccoli farlo senza sforzo. Altra storia è invece quella della coordinazione dei movimenti, dell’imitazione. Qui il piccolo yogi si impegna per posizionare le mani sotto le gambe, ma non riesce a capire come fare. Ci vuole un piccolo aiuto della mamma per fargli raggiungere, tutto soddisfatto, l’obiettivo. Good Job.

“Dopo la fatica nel metterlo al mondo lo devo affidare ad altri e vederlo solo due ore al giorno” quante mamme si sono appropriate di questa lamentela, quante chiedono il part time e se lo sentono negare per direttive aziendali, e quante soffrono perchè non possono fare altro che far crescere i loro figli da altri, nel maggiore dei casi da estranei?
E’ sempre la stessa storia, gli anni passano ma non sembra che il mondo del lavoro si sia avvicinato ai problemi della famiglia, perchè in ballo non è solo la donna ma il nucleo famigliare, anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta a mio avviso la crisi ci ha fatto fare un balzo in dietro, gli asili nidi costano talmente tanto che molte donne sono tornate a fare le mamme a tempo pieno, perchè altrimenti lavorano per pagare l’asilo “Almeno mi godo la creatura”.
Non che fare la mamma non sia un mestiere, anzi, c’è chi si ostina a ritenerlo un bel passatempo e questi signori o signore vorrei rinchiuderli con un paio di piccole pesti per qualche giorno, soli, senza aiuti, per vedere chi vince. Mamme che hanno rinunciato a tutto per i figli iniziano ad aumentare, e poi si ostinano a studiare la depressione post pasturm come un fattore ormonale, e la ricerca del part time sta sostituendo la ricerca della felicità perchè sembra l’unica soluzione possibile e irraggiungibile.
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Leggo sempre con molto piacere la rubrica della psicologa Irene Bernardini su Vanity Fair e sono sempre molto colpita dalle lettere che hanno come tema la maternità, il desiderio di maternità, ma anche il non voler avere figli. Ultimamente si dibatte molto sui conflitti tra le mamme e le amiche senza figli.
Capita anche a voi? Avete un bambino e vi ritrovate improvvisamente sole. Sembra che le vostre amiche non capiscano più i vostri problemi o che abbiano poca voglia di condividerli. Nei primi anni di vista del pargolo, però, è anche vero che noi genitori tendiamo a diventare mono tematici: pappe, sonno, cacca prima di tutto il resto.
Anche voi avete sicuramente notato l’espressione della malcapitata che si è ritrovata tra voi ed un’altra mamma o papà. Dopo un po’ sorride solo per gentilezza, mentre in realtà sta pensando: “Che seccatura” (in realtà pensa altro, ma non posso scriverlo). Ecco, quando siete lì che pensate alla vostra vita precedente, fate un po’ di mea culpa: vi ricordate quando non avevate figli e consideravate esagerate le lamentele e la stanchezza dei genitori di vostra conoscenza? Quante volte avete pensato: io non sarò così?
Perciò, saltate il passaggio della spartizione delle colpe e invitate la vostra migliore amica a fare shopping: vi sentirete decisamente meglio e lei ne sarà così felice da offrirsi di farvi da baby sitter la prossima volta che ne avete bisogno.
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Nei film, quando la protagonista deve partorire comincia ad insultare il marito e ad urlare contro tutti quelli che le capitano a tiro. Mia madre ha sempre sostenuto che sono tutte esagerazioni e che lei, ad esempio, durante il travaglio non ha fiatato neanche un po’. Stoica, se invece sto ai resoconti delle mie amiche delle quali una voleva buttarsi dalla finestra e l’altra lasciar perdere e tornare a casa. Ho così scoperto che in realtà sono molte le donne che urlano e imprecano in quei momenti, specie se hanno a che fare con medici o ostetriche non propriamente comprensivi. Vi propongo solo alcune delle frasi più gettonate, attendo però anche le vostre (se ripetibili ‘in pubblico’, naturalmente).
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Appartengo a quel gruppo di genitori che hanno dormito pochissimo nei primi tre anni e mezzo di vita del proprio figlio. Una catastrofe. Quindi mi rendo conto che i primi anni di vita di un bambino sono davvero impegnativi.
Si parla molto, in questo senso, dei terribili due ovvero del momento in cui il piccolo compie due anni e comincia a rivendicare la sua autonomia, il suo diritto a dire no e la voglia di esplorare il mondo lungo la verticale (scalano le librerie e qualsiasi altra cosa a portata di mano). Se devo essere sincera, però, io non ho accusato il colpo in modo doloroso.
Ogni conquista di mia figlia anche se estremamente stancante per noi, faceva salire il nostro rapporto ad un livello più alto e il vederla crescere ci compensava di ogni momento di esasperazione trascorso. Anche il suo dire sempre no per me era segno della sua personalità che si stava formando e non potevo che esserne felice.
Credo invece che certi momenti della vita del bambino siano destabilizzanti per chi ha avuto a che fare col classico neonato tranquillo e pacioso. Alcune amiche mi dicevano: mangia, dorme, lo porto dove voglio, non ha avuto problemi con lo svezzamento, sorride a tutti e l’ho inserito al nido senza alcun problema. Ecco, per genitori così fortunati il momento dei no e dell’autonomia è certamente uno shock. Per chi, come me, vive con un peperino sin dalla nascita, tutto rientra perfettamente nella norma. A voi come è andata?
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Sembra proprio che sia la nascita del primo figlio a mandare in crisi il rapporto tra mamma e papà, forse anche perché oggi la coppia e più sola e decide di avere un figlio ad un età sempre più avanzata, quando si è meno elastici e si è abituati ad una gestione organizzata del proprio tempo e dei propri spazi. Settembre in questo senso, con la riapertura degli asili e delle scuole, può essere un buon momento per ripartire insieme e pianificare qualche appuntamento galante.
Non sempre, infatti, le vacanze sono davvero tali per chi ha dei bambini. Spesso, se non si hanno aiuti a disposizione, anche quelle due settimane libere sono una full immersion senza scampo nella vita di famiglia. Quando va bene, ci si organizza in turni, in modo da avere mezza giornata libera o tre ore da godersi sotto l’ombrellone senza pensieri.
Adesso invece si avvicina il momento di concedersi un pranzo fuori, un appuntamento per le coccole nel primo pomeriggio, una fuitina (per chi può) nel bel mezzo della mattinata. Insomma: consideriamo l’autunno invece che come un ritorno alla solita routine, come una risorsa per recuperare la nostra vita di coppia e per concederci anche qualche chiacchierata non interrotta da urla o da richieste continue.
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