
Nella prima parte dell’intervista con Panzallaria, al secolo Francesca Sanzo, ci siamo fatti raccontare del suo blog, di come sia diventato famoso e di come vede le mamme italiane dal suo particolare punto di osservazione. Nella seconda parte dell’intervista le abbiamo chiesto un po’ di spunti di riflessioni, di nuove idee e, naturalmente, dei suoi progetti.
Cosa possiamo fare allora per recuperare questa unità perduta? (le avevamo chiesto della dicotomia mamma/donna)
Smettiamo di guardare fuori da noi, le altre, solo per specchiarci in loro, per sentirci ancora più inadeguate. Io sono un po’ ripetitiva, ma trovo che il problema principale delle donne e delle madri, oggi, sia l’aver naturalizzato la nostra presunta inadeguatezza.
Ci sono siti e progetti che conosci e che ti senti di consigliare alle altre mamme?
Ci sono tantissimi blog di mamme veramente carini e utili: network che facilitano le relazioni e il confronto. Ci sono alcune mamme blogger che mettono molto impegno in quello che fanno e lo fanno con una qualità e una professionalità che mi lasciano senza fiato. Penso a Mammafelice, Mamma Imperfetta e penso ai tantissimi blog divertenti e scanzonati in giro per la rete.
Io amo molto Slimmingdown che vive in Australia e recentemente è diventata bi-mamma. Leggo Mammamsterdam che ha appena scritto un bellissimo libro sulle sue origini abruzzesi e Extramamma che è una vera amica, una persona divertente e brillante di cui non vedo l’ora di leggere il prossimo libro, in uscita a maggio. Jolanda di Filastrocche.it è un vulcano e se andate sul suo blog trovate i riferimenti ai tantissimi progetti che segue e al network di mamme che ha creato.

Francesca Sanzo è conosciuta ai più con lo pseudonimo Panzallaria. Col suo blog omonimo, in cui racconta le sue avventure di mamma sgarrupata bolognese alle prese con la piccola “Frollina”, ha conquistato la rete e le testate nazionali. Su Bebeblog ne abbiamo già parlato a proposito del video tratto da La rivincita del calzino spaiato e su Pinkblog abbiamo citato il progetto Donne Pensanti di cui fa parte. In questa prima parte dell’intervista capiremo come ha trovato il suo posto nella rete e come vede le donne da questo suo privilegiato punto di osservazione.
Tu sei una vera e propria pioniera del mommyblogging. Quando hai cominciato e perché?
Sono pionera solo per una questione di coincidenze temporali: ho aperto il mio blog Panzallaria.com un anno prima che nascesse mia figlia “frollina” e dopo, nel 2006, quando sono rimasta incinta, è stato naturale raccontare anche quello sul blog. Nel 2008 ho intuito che il fenomeno stava cominciando a prendere piede anche in Italia e allora ho fondato “Mommyblogging italiano”, un aggregatore di contenuti per mamme, dai blog di mamme. Un progetto che recentemente ho abbandonato per questioni di tempo ma che mi ha dato una certa visibilità.
Raccontare il mio essere una mamma “sgaruppata”, come mi piace definirmi, mi è sembrato utile: molte mamme sembrano riconoscersi in questo. Io sono contro l’imposizione di modelli e mi piace raccontare che si può stare bene anche senza aderire a quello che crediamo sia l’unico modo di approcciarsi alla maternità e alla cura dei figli. Il tutto con ironia, spero.
Quali sono state le reazioni delle persone che ti sono vicine?
Qualcuno mi ha chiesto – a volte anche offeso o perplesso – perché raccontassi le mie cose su un blog, invece di parlarne con lui. Io ho sempre risposto che sul blog racconto la parte aneddotica della vita, un istante, una riflessione, agli amici resta il flusso della vita, le sfaccettature e che spesso, raccontarsi agli altri serve a fare meglio il punto con se stessi.
Quando hai capito di essere arrivata ovvero di aver superato la cerchia di persone che ti conoscono?
Quando ho aperto il blog, la blogosfera era molto meno popolosa: ho avuto la fortuna che la scelta era meno variegata e così fin da subito si è creata una bella rete intorno a Panzallaria. Ho avuto la percezione che mi leggesse un numero maggiore di persone di quello che credevo quella volta che al bar una persona mi ha riconosciuta da una foto che avevo postato sul blog. Mi ha fatto molto ridere sentirmi chiamare “Panzallaria” per strada!

Pasqua sta arrivando, e come ogni Pasqua che si rispetti arrivano anche le uova di Pasqua, cioccolato per tutta la famiglia, seguite da ansie ed orrori che da sempre questo prelibato cibo porta con se, a poco servono le raccomandazioni basta non esagerare, perchè quando c’è è difficile ignorarlo, siano grandi o piccini.
Vietarlo, è sempre la prima soluzione adottata dalla super mamma polso d’acciaio, soluzione che in media dura poco, perchè vietare porta con se anche la diretta conseguenza di idolatrare facendo diventare quell’uovo l’unico vero cibo disponibile, buonissimo, proibito, e per questo ancora più buono.
La seconda tecnica prevede un pochino al giorno, poco, ovviamente c’è chi se ne frega e la mangia, tanto prima o poi finisce e buona pace ai tanti brufoli o coliche conseguenti, infine le mamme più furbe la riciclano inventandosi ogni tipo di ricetta per bambini, assicurandosi affetto e stima senza dover domare le piccole pesti a suon di frusta contro il cioccolato.

Sandra Bullock si aggiudica l’Oscar 2010 come miglior attrice per la sua interpretazione nel film The blind side, e in barba a tutte le etichette ha dedicato la vittoria a sua mamma e a tutte le mamme soprattutto a quelle non biologiche.
Le sue parole precise sono state “tutte quelle donne che si occupano di bambini anche se non sono i propri figli. Per questo vorrei ringraziare Helga per non avermi permesso di accettare passaggi dai ragazzi fino a quando non ho compiuto 18 anni; per avermi costretto a esercitarmi al piano e nella danza e per aver ricordato alle sue figlie che non c’è razza, religione, classe, colore, orientamento sessuale che ci rendono migliori degli altri. Tutti abbiamo bisogno di amore”.
Sandra Bullock, che si è aggiudicata sportivamente anche il Razzie come peggior attrice 2009, si dimostra mamma e donna tosta.
Foto | Zimbio
Nel corso della gravidanza arrivano consigli di ogni tipo, Su come dormire, su come mangiare, in quale posizione mettersi quando si dorme. Quando aspettavo la mia bambina cercavo di selezionare i consigli altrimenti sarei diventata matta. Sul lato alimentazione non ascoltavo un granchè anche perchè avevo tali nausee che rigettavo tutto quello che ingerivo.
L’unica cosa che riuscivo a mandare giù era l’insalatina e il tè, anche verde. Oggi scopro che forse ho fatto male. Nonostante si parli delle proprietà terapeutiche del tè verde che aiuta a risolvere problemi come la ritenzione idrica, il sovrappeso, i disturbi epatici e renali, oltre al fatto che gli scienziati ritengono che sia efficace contro i tumori e le malattie cardiovascolari, sembra sia meglio evitarlo.
La cosa migliore é evitarlo perchè neutralizza l’efficacia dell’acido folico (fortunatamente io ne prendevo un supplemento in pasticche) che è vitale per impedire che sopraggiungano difetti del tubo neurale al feto, nel primo mese dopo il concepimento. L’effetto del tè sarà comunque minimo se continuate a mangiare le verdure a foglia verde come insalata, broccoli e spinaci, e a prendere un supplemento di acido folico, ma perché rischiare? Superate almeno i primi tre mesi. Dopo il primo trimestre, berne una tazza al giorno andrà benissimo. Gli articoli su Buzzle e su BabyCenter dimostrano che recenti ricerche hanno fatto sorgere dubbi riguardo gli eventuali benefici della bevanda in gravidanza.

Oggi è la Giornata internazionale della donna. Sono sorpresa perché l’ho scoperto ieri, leggendo il blog di un’altra mamma. In effetti c’era qualcosa che non mi quadrava nei festeggiamenti per l’8 marzo. Mi sono sempre sembrati un inutile contentino. Da quando sono mamma, poi, bloccata a casa perché nessuna azienda è interessata ad assumere part time una donna che si occupa della propria famiglia, la rabbia e la delusione sono cresciute.
La mia bambina ha 4 anni ed è da quando ero incinta e ho saputo che era una femminuccia che mi sono crucciata per la fatica cui andrà incontro crescendo. Sono lieta che sia una bimba, amo le risorse che noi donne abbiamo, la nostra capacità di spaziare, di essere complesse, di guardare oltre l’orizzonte. Amo l’essere donna e l’essere mamma e la complessità e le sfumature che ci costituiscono.
Proprio per questo credo sia davvero riduttivo e anche un pochino insultante auto ridurci a gruppi vocianti di donne che invece di rivendicare i propri diritti vanno a vedere gli spogliarelli. Oddio, non sono mai stata una da strip maschile, molte mie amiche sì però. Stavolta vi invito dunque a dare un’occhiata alla proposta sull’8 marzo che gira su Facebook, al post su Ponti Tibetani, ad un articolo sul Corriere della sera, per avere un punto di vista diverso dal solito.
Si sta avvicinando la festa della donna e naturalmente ho cominciato a pensare: da quando mi sento solo mamma? Cosa posso fare per sentirmi anche una donna e non solo una che ha trascorso l’ultimo mese a casa per via di tre virus diversi e un giro di pidocchi tutti recuperati alla scuola materna?
Poi i pensieri si sono fatti più articolati: ma chi l’ha detto che una mamma non è una donna? Ovvero perché ci sentiamo meno donne solo perché non ce la facciamo ad essere sexy come le mamme della pubblicità? Quando si è creata dentro di noi questa frattura? Se ci pensiamo bene, con tutti i limiti di una mentalità passata, una volta una ragazza diventava una vera donna proprio con la maternità. Certo, forse allora le donne avevano il problema contrario e chi non aveva figli veniva considerata una “signorina” a vita.
Il punto, in ogni caso, è che dentro di noi continuiamo ad oscillare e a dilaniarci sempre fra i due estremi. Forse abbiamo dimenticato che, a dispetto di quello che ci dicono la tv, la moda, i romanzi, la ricchezza che noi donne possediamo è proprio questa nostra complessità. Questo poter essere madri anche quando non abbiamo figli e donne, vere, anche quando non abbiamo neanche il tempo di guardarci allo specchio.
Foto | Flickr
Bazzicavo come al solito nella mia edicola preferita a caccia di adesivi colorati per la mia piccola peste che ha 4 anni. Come ho detto più volte, le edicole sono sempre la mia salvezza perché ci trovo libri, album da colorare e gadget per mia figlia o da utilizzare come regali per i compleanni dei suoi amichetti.
Mentre chiedevo informazioni sulle bustine con dentro cuccioli di animali, l’edicolante mi dice: “Ma tutta questa roba, poi, a che serve? Pensaci bene: quanto dura dopo che l’hai comprata? Che fine fanno incarti, bustine di plastica, schede di plastica, pupazzetti, figurine rigide e via dicendo? Inquinano e basta“.
Non ci avevo mai pensato, ma è la verità. Quando noi eravamo piccoli, completavamo tutto l’album delle figurine, anche perché trascorreva un tempo ragionevole tra l’uscita di un personaggio e l’altro. Oggi, l’attenzione che sembrava essere catalizzata dall’Ape Maia, svanisce in una settimana a favore dei Barbapapà e in tre giorni per le Winx.
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Se non lo studiavano non ci avremmo mai pensato, secondo uno studio pubblicato su Social Science & Medicine dai ricercatori della University of New England di Armidale, in Australia, le mamme con un lavoro part time sono più responsabili soprattutto nella scelta alimentare, con un conseguente stile di vita più salutare e minor rischio di sovrappeso e obesità infantile.
Ma va? E io che penavo che tutte le donne del mondo fossero semplicemente pigre e volessero lavorare di meno per starsene più tempo a pancia all’aria. Che scoperta, scusate l’ironia ma capita di rimanere basite di fronte all’ostentazione dell’ovvio, la ricerca è stata condotta su 4500 bambini di 4/5 anni e ha dimostrato che i figli delle donne con impiego part time avevano minori probabilità di essere obesi o in sovrappeso rispetto ai bimbi delle casalinghe e a quelli delle lavoratrici full-time.
In poche parole la presenza in casa della mamma garantisce una vita più sana, meno televisione e più controllo in generale, il part time inoltre dona al tempo passato assieme più importanza rispetto alle mamme casalinghe che hanno comunque un gran da fare. A questo punto c’è solo un problema, trovarlo, questo bellissimo lavoro part time.
Via | Salute.asca
Foto | Mammenellarete
Incredibile ma vero, nel 1939 Lina Medina ebbe il suo primogenito, tramite parto cesareo, all’età di soli 5 anni. Sua madre pensava che avesse un grosso tumore nello stomaco e la portò da un medico che, stupefatto, accertò la gravidanza. Lo stesso medico cominciò subito a mettere da parte la documentazione, compresa una foto e varie analisi, per assicurare che non si trattava di un falso.
Pare, infatti, che in rarissimi casi si sviluppi una pubertà precocissima. Nel caso di questa bambina forse era cominciata dopo i due anni e a cinque la piccola aveva infatti già il seno. Lina rifiutò di dire il nome del padre del bambino, ovvero del violentatore dicendo che non sapeva neanche lei come fosse successo. Suo padre venne arrestato e poi rilasciato per mancanza di prove. La sua storia divenne così famosa da meritarle una statua nel museo delle cere di New York. Altro che mamma a 14 anni.
Via | Youngest Mother
Foto | New York Wax Museum