Ogni volta che una ricerca collega qualcosa alla gravidanza con la parola “rischio”, è inevitabile che i genitori si preoccupino. Succede con l’alimentazione, con i farmaci, con lo stress. E succede ora con le infezioni: uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics dalla Karolinska Institutet — uno degli istituti di ricerca medica più autorevoli al mondo — ha trovato un’associazione tra infezioni in gravidanza e autismo, rilevando un aumento del rischio anche di disabilità intellettiva nel bambino. Il tema delle infezioni gravidanza autismo torna dunque al centro dell’attenzione scientifica, e vale la pena capire cosa dice davvero questa ricerca, senza allarmismi ma senza minimizzare.
Infezioni in gravidanza e rischio autismo: cosa sappiamo oggi
La domanda che molte future mamme si pongono è diretta: un’infezione contratta durante la gravidanza può aumentare il rischio di autismo nel bambino? La risposta breve è: in alcuni casi specifici, sì — ma il contesto è fondamentale per non trarre conclusioni sbagliate.
Lo studio della Karolinska Institutet, pubblicato nel settembre 2026, si concentra su un meccanismo preciso: le infezioni materne che, in casi rari, possono essere trasmesse al feto durante la gestazione. Non tutte le infezioni, quindi, ma quelle con la capacità di attraversare la barriera placentare e raggiungere il bambino in sviluppo. Tra le patologie citate dai ricercatori compaiono la rosolia e la toxoplasmosi, due infezioni già note alla medicina perinatale proprio per questa loro caratteristica.
Il punto che i ricercatori sottolineano è importante: la trasmissione al feto viene descritta esplicitamente come un evento raro. Non è qualcosa che accade nella maggior parte delle gravidanze in cui la madre contrae un’infezione. È una possibilità, non una certezza.
L’associazione trovata riguarda un aumento del rischio di autismo e disabilità intellettiva nei bambini nati da madri che avevano contratto queste infezioni durante la gestazione. Questo non significa che l’infezione causi l’autismo in modo diretto e universale: significa che, nei casi in cui si verifica la trasmissione, il rischio per il bambino può essere più elevato rispetto alla popolazione generale.
Quali infezioni in gravidanza sono associate all’autismo?
Non tutte le infezioni che una donna può contrarre in gravidanza hanno lo stesso peso. La ricerca scientifica ha identificato alcune infezioni specifiche che, per la loro capacità di raggiungere il feto, meritano maggiore attenzione nel contesto dello sviluppo neurologico.
Rosolia in gravidanza
La rosolia è prevenibile con la vaccinazione, ed è per questo che il vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia) è raccomandato prima di una gravidanza programmata. Le donne che non sono immuni e stanno pianificando una gravidanza possono vaccinarsi in anticipo — il vaccino non va somministrato durante la gestazione stessa. La rosolia congenita, cioè contratta dal feto attraverso la madre, è associata a un ampio spettro di conseguenze neurologiche, tra cui un rischio aumentato di autismo.
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Toxoplasmosi in gravidanza
La toxoplasmosi è un’infezione parassitaria che si può contrarre attraverso carne cruda o poco cotta, contatto con feci di gatto, oppure verdure non lavate accuratamente. Le donne in gravidanza che non hanno già sviluppato anticorpi vengono generalmente monitorate con esami del sangue periodici, e ricevono indicazioni comportamentali precise per ridurre il rischio di esposizione. Anche in questo caso, la trasmissione al feto può interferire con lo sviluppo del sistema nervoso centrale.
Altre infezioni sotto osservazione
La ricerca scientifica ha esaminato anche altre infezioni virali e batteriche — come l’influenza grave, il citomegalovirus e alcune infezioni del tratto urinario non trattate — come possibili fattori associati a un rischio leggermente aumentato di disturbi del neurosviluppo. Il meccanismo ipotizzato non è sempre la trasmissione diretta al feto, ma anche la risposta infiammatoria materna che, in alcuni casi, potrebbe influenzare l’ambiente in cui il bambino si sviluppa. La ricerca su questo fronte è ancora aperta e in evoluzione.
La differenza tra rischio relativo e rischio assoluto — e perché conta
Qui c’è un passaggio che spesso viene perso nella comunicazione scientifica, e che invece cambia completamente la lettura dei risultati. Quando uno studio parla di “aumento del rischio”, bisogna sempre chiedersi: aumento rispetto a cosa, e di quanto in termini assoluti?
Un rischio può raddoppiare — e quindi sembrare enorme — eppure rimanere molto basso in termini assoluti, semplicemente perché il punto di partenza era già molto piccolo. Se un evento ha una probabilità dello 0,1% e questa probabilità sale allo 0,2%, tecnicamente il rischio è “raddoppiato”, ma nella vita concreta di una famiglia resta un evento molto raro.
Nel caso di questo studio, gli stessi ricercatori precisano che la trasmissione dell’infezione al feto è rara. Questo suggerisce che anche l’impatto in termini assoluti, per la singola gravidanza, vada letto con la giusta prospettiva. Non è un dato per rassicurare a tutti i costi, ma per ragionare con chiarezza.
Come si prevengono le infezioni in gravidanza che possono influenzare lo sviluppo del bambino

Non è un caso che lo studio citi proprio rosolia e toxoplasmosi. Sono due infezioni che la medicina ostetrica conosce bene da decenni, e per le quali esistono già strumenti di prevenzione e monitoraggio consolidati. In altri termini: per entrambe le infezioni citate, la medicina preventiva ha già risposte pratiche.
Lo studio della Karolinska non apre uno scenario nuovo dal punto di vista della gestione clinica, ma aggiunge un tassello importante alla comprensione dei meccanismi che possono influenzare lo sviluppo neurologico del bambino. Ecco cosa si può fare concretamente:
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- Vaccinarsi prima della gravidanza contro la rosolia, se non si è già immuni. Il vaccino MPR è sicuro ed efficace, ma va fatto prima del concepimento.
- Seguire le norme igieniche per ridurre il rischio di toxoplasmosi: lavare bene frutta e verdura, evitare carne cruda o poco cotta, usare guanti quando si maneggia la lettiera del gatto.
- Fare i controlli prenatali previsti, che includono già la ricerca di anticorpi contro le principali infezioni a rischio per la gravidanza.
- Trattare tempestivamente qualsiasi infezione batterica (come le infezioni urinarie) sotto supervisione medica, senza aspettare che si risolva da sola.
- Parlare apertamente con il ginecologo o l’ostetrica di qualsiasi sintomo sospetto, senza minimizzare e senza allarmarsi in anticipo.
Cosa significa questo per chi è in gravidanza oggi
La prima risposta onesta è: non cambia quello che già si dovrebbe fare. I controlli prenatali, il monitoraggio delle infezioni a rischio, la vaccinazione pre-concezionale contro la rosolia — sono pratiche già raccomandate. Questo studio rafforza la ragione scientifica per cui esistono, non introduce nuove emergenze.
Se sei in gravidanza e hai dubbi su una possibile infezione, il riferimento resta il tuo ginecologo o ostetrica. Non perché l’argomento sia troppo complicato da capire, ma perché la valutazione deve essere personalizzata: dipende da quali anticorpi hai già, da quando è avvenuta l’esposizione, da quale trimestre sei.
Vale anche la pena ricordare che l’autismo è una condizione a origine multifattoriale. Nessuna singola causa — genetica, ambientale o infettiva — spiega tutti i casi, e la ricerca su questo fronte è ancora molto aperta. Uno studio come quello della Karolinska Institutet, pubblicato su una rivista scientifica di primo livello come JAMA Pediatrics, contribuisce a costruire un quadro più preciso, ma non riscrive tutto quello che sappiamo.
Il messaggio che emerge, al netto delle inevitabili semplificazioni mediatiche, è più sottile e più utile: le infezioni in gravidanza, in particolare quelle con potenziale di trasmissione fetale, meritano attenzione clinica — e quella attenzione, nella maggior parte dei percorsi di gravidanza seguiti correttamente, c’è già. Continuare a fare i controlli, parlare apertamente con i professionisti della salute e non trarre conclusioni affrettate da titoli di giornale: è questo, concretamente, quello che la ricerca chiede alle famiglie.
Domande frequenti su infezioni in gravidanza e autismo
Un’infezione in gravidanza causa sempre l’autismo?
No. L’associazione tra alcune infezioni in gravidanza e un rischio aumentato di autismo non significa causalità diretta e universale. La trasmissione dell’infezione al feto è rara, e l’autismo è una condizione multifattoriale in cui giocano un ruolo anche la genetica e altri fattori ambientali. La grande maggioranza delle gravidanze in cui la madre contrae un’infezione si conclude senza conseguenze neurologiche per il bambino.
Quali sono le infezioni in gravidanza più associate al rischio di autismo?
Le più studiate sono la rosolia congenita e la toxoplasmosi. Anche il citomegalovirus e alcune infezioni virali gravi (come l’influenza con febbre alta) sono state associate in alcuni studi a un rischio leggermente aumentato di disturbi del neurosviluppo. La ricerca è in continua evoluzione.
Come posso proteggermi dalle infezioni in gravidanza?
I passi principali sono: vaccinarsi contro la rosolia prima di una gravidanza programmata, seguire le norme igieniche per prevenire la toxoplasmosi, fare regolarmente i controlli prenatali e trattare tempestivamente qualsiasi infezione sotto supervisione medica.
Se ho avuto un’infezione in gravidanza, mio figlio svilupperà l’autismo?
Non necessariamente. Il rischio aumentato rilevato dagli studi riguarda situazioni specifiche — in particolare la trasmissione dell’infezione al feto — che sono eventi rari. Se hai avuto un’infezione durante la gravidanza, parla con il tuo medico per una valutazione personalizzata: sarà lui o lei a dirti se sono necessari controlli aggiuntivi per il bambino.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





