L’estate porta con sé piscine, tuffi e ore di gioco in acqua — tutto ciò che i bambini amano di più. Ma spesso porta anche qualcosa di meno gradito: quel dolore fastidioso all’orecchio che i pediatri conoscono bene e che i genitori imparano a riconoscere dopo la prima o la seconda volta. L’otite da piscina nei bambini è una delle condizioni più comuni nei mesi caldi, e capire come si manifesta e come si può evitare fa davvero la differenza tra un’estate serena e una segnata da notti difficili e visite urgenti.
Cos’è l’otite esterna e perché colpisce così spesso i bambini
L’otite esterna — chiamata comunemente otite da piscina — è un’infiammazione del condotto uditivo esterno. Non è la stessa cosa dell’otite media, quella che spesso accompagna i raffreddori invernali: qui il problema riguarda il canale che va dall’apertura dell’orecchio fino al timpano, non la parte interna.
L’acqua che rimane intrappolata nel condotto uditivo dopo un bagno in piscina crea un ambiente umido e caldo, ideale per la proliferazione batterica. I bambini sono particolarmente esposti perché passano molto tempo in acqua, spesso senza prestare attenzione ad asciugarsi bene le orecchie subito dopo. Il risultato, nei casi più frequenti, è un’infiammazione che provoca dolore e, talvolta, anche febbre.
Come riconoscerla: il segnale che non lascia dubbi
Il sintomo più caratteristico dell’otite esterna è il dolore al canale auricolare, che si accentua in modo piuttosto specifico: basta premere il trago — la piccola protuberanza cartilaginea che si trova davanti all’apertura dell’orecchio — per scatenare o intensificare il dolore. È un test semplice che i genitori possono fare a casa, e che aiuta a distinguere questo tipo di otite da altri problemi.
👉 Leggi anche: Pidocchi nei capelli dei bambini: come identificarli ed eliminarli
Il bambino spesso si lamenta di un senso di orecchio “tappato”, di prurito o di un fastidio che peggiora quando mastica o quando si tocca la zona. Nei casi più intensi compare la febbre, oppure fuoriescono secrezioni dal condotto uditivo. Quando si verificano questi segnali, il messaggio è chiaro: è il momento di chiamare il pediatra.
Vale la pena sottolineare che il dolore da otite esterna può essere abbastanza intenso, soprattutto nei bambini più piccoli che faticano a descriverlo e che si mostrano semplicemente irritabili, poco disposti a mangiare o a dormire. Non è raro che i genitori collegino il malessere alla piscina solo dopo qualche ora, quando il dolore si fa più evidente.
Prevenire l’otite da piscina: la routine che cambia tutto
La misura preventiva più efficace è anche la più semplice: asciugare accuratamente le orecchie dopo ogni bagno in piscina o al mare. Non si tratta di inserire il cotton fioc nel condotto — cosa che i pediatri sconsigliano perché rischia di spostare il cerume verso l’interno e irritare la pelle delicata del canale — ma di tamponare delicatamente l’apertura dell’orecchio con un asciugamano morbido.

Un gesto utile, soprattutto per i bambini che nuotano spesso, è inclinare la testa di lato dopo il bagno, tenendo per qualche secondo ciascun orecchio rivolto verso il basso: in questo modo l’acqua eventualmente rimasta all’interno tende a uscire per gravità. È una piccola abitudine che si insegna facilmente anche ai bambini più grandi, e che diventa parte naturale della routine post-piscina.
👉 Leggi anche: Infezioni in gravidanza e rischio autismo: lo studio della Karolinska Institutet
Nei bambini che hanno già avuto episodi ripetuti di otite esterna, può valere la pena parlarne con il pediatra prima dell’estate, per valutare insieme le strategie più adatte al caso specifico.
Quando è davvero il momento di consultare il medico
Non ogni fastidio all’orecchio dopo la piscina richiede una corsa dal medico. Ma ci sono situazioni in cui aspettare non è la scelta giusta. È consigliabile una visita medica quando:
- il dolore è intenso e non accenna a diminuire;
- compare la febbre;
- fuoriescono secrezioni dall’orecchio;
- i sintomi non migliorano nel giro di qualche giorno.
In questi casi il pediatra potrà valutare la situazione, confermare la diagnosi e indicare il trattamento più appropriato — spesso si tratta di gocce auricolari specifiche, ma la valutazione medica resta indispensabile per escludere complicazioni o situazioni diverse.
Non è il caso di gestire il dolore solo con antidolorifici da banco aspettando che passi da solo, soprattutto se il bambino è molto piccolo o se i sintomi si intensificano. L’approfondimento di Humanitas Care sull’otite da piscina ricorda proprio che questa condizione può causare dolore significativo e, nei casi non trattati, rischia di aggravarsi.
L’estate in piscina non deve diventare una fonte di ansia. Con qualche attenzione in più al momento di uscire dall’acqua, e la capacità di riconoscere i segnali giusti quando compaiono, si riesce a godersi la stagione senza che un’otite la rovini. E quando il dubbio c’è, il pediatra è sempre la prima persona a cui rivolgersi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





