Allattamento

Coliche neonatali e dieta della mamma: sfatiamo i falsi miti su broccoli, legumi e latte

Coliche neonatali e alimentazione materna: il mito di broccoli, legumi e latte

Arriva il momento del pasto e già si sente il peso di quella domanda silenziosa: posso mangiare questo? I broccoli sul piatto, i ceci nella zuppa, il bicchiere di latte a colazione — tutto finisce sotto esame quando si allatta un neonato che piange inconsolabile. Le coliche neonatali durante l’allattamento sono uno di quei temi capaci di generare sensi di colpa immediati nelle mamme, alimentati spesso da consigli non richiesti e credenze popolari che si tramandano di generazione in generazione. La realtà, però, racconta una storia diversa.

Cosa sono davvero le coliche neonatali

Prima di parlare di cause, vale la pena capire di cosa si parla. Le coliche non sono una malattia, ma un insieme di sintomi ben riconoscibili: il neonato piange a lungo, si irrigidisce, porta le gambine sul pancino, e sembra impossibile da consolare qualunque cosa si faccia. È una situazione che mette a dura prova anche i genitori più pazienti.

Per dare una definizione più precisa, il pediatra Morris Arthur Wessel ha formulato quella che viene chiamata la “regola del 3”: si parla di coliche quando un bambino piange per almeno tre ore al giorno, per almeno tre giorni alla settimana, per almeno tre settimane consecutive. Non un pianto qualsiasi, ma un pianto intenso e difficile da interrompere. Secondo le stime disponibili, circa 3 neonati su 10 attraversano questa fase, il che significa che si tratta di un fenomeno molto comune — e che riguarda anche bambini allattati artificialmente, dettaglio tutt’altro che secondario.

Questa frequenza, indipendente dal tipo di alimentazione, è già di per sé un primo indizio importante: se le coliche fossero davvero causate da ciò che mangia la mamma, come si spiegherebbero nei bambini che bevono latte artificiale?

Il mito dei cibi “gasogeni” che passano nel latte

La credenza più diffusa è che broccoli, cavoli, legumi, cipolle e latte vaccino producano gas nell’intestino della mamma e che questi gas transitino poi nel latte, finendo per gonfiare la pancia del neonato. È un meccanismo che ha una sua logica apparente, ma che non trova riscontro nella fisiologia.

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I gas intestinali sono bolle d’aria che si formano durante la digestione e vengono espulse attraverso l’intestino. Non entrano nel circolo sanguigno, e quindi non possono raggiungere le ghiandole mammarie né il latte. I legumi, per fare l’esempio più citato, non passano nel latte materno sotto forma di gas: è una delle conferme che arriva anche da chi si occupa professionalmente di allattamento e consulenza pediatrica.

Alcuni componenti del cibo materno possono effettivamente passare nel latte — proteine, aromi, tracce di alcune sostanze — ma si tratta di molecole, non di gas. E anche in questo caso, la risposta del neonato dipende da molti fattori individuali, non da una regola generale valida per tutti.

La pediatra e consulente IBCLC Natalia Camarda è tra le voci che ricordano come non esista una dieta specifica per le mamme che allattano con cibi vietati o sconsigliati. L’indicazione condivisa da chi si occupa di allattamento è quella di seguire un’alimentazione varia ed equilibrata, senza esclusioni preventive basate sul timore delle coliche.

Perché il neonato ha le coliche, allora?

La risposta onesta è che le cause precise delle coliche neonatali non sono ancora del tutto chiarite dalla ricerca. Quello che si ritiene più probabile — e su cui c’è ampio consenso clinico — è che entri in gioco l’immaturità del sistema digestivo del neonato. Un intestino che sta ancora imparando a funzionare, con movimenti peristaltici irregolari, una flora batterica in fase di sviluppo e una capacità di gestire la digestione ancora limitata.

A questo si aggiunge la difficoltà del neonato di regolare le proprie emozioni e di trovare conforto in un mondo ancora molto nuovo. Il pianto delle coliche potrebbe essere anche un modo — l’unico disponibile — per scaricare tensioni e stimoli. Non è semplice da accettare per un genitore che vorrebbe trovare una causa concreta da eliminare, ma è una prospettiva che aiuta a smettere di cercare colpevoli nel piatto.

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In alcuni casi specifici — e qui vale la pena sottolinearlo — può esistere una vera sensibilità alle proteine del latte vaccino, che in quel caso passa davvero nel latte materno. Ma si tratta di una condizione diversa dalle coliche comuni, che va valutata insieme al pediatra sulla base di sintomi specifici, non assunta come causa automatica ogni volta che il bambino piange.

Cosa può aiutare concretamente

Anche se non esiste una soluzione definitiva, alcune strategie possono rendere più gestibili i momenti di crisi. Il contatto fisico è spesso il primo strumento: tenere il bambino in braccio in posizione prona — con la pancia sul braccio del genitore — può alleviare la tensione addominale. I massaggi al pancino, eseguiti con movimenti circolari in senso orario, sono tra i rimedi più utilizzati e generalmente ben tollerati.

Il movimento ritmico — una passeggiata, un’altalena, il dondolio — tende a calmare molti neonati durante le crisi. Anche il rumore bianco, come quello di un phon tenuto a distanza o dell’acqua che scorre, può avere un effetto calmante. Nessuno di questi rimedi risolve le coliche alla radice, ma possono fare la differenza in quei momenti in cui ogni minuto sembra lunghissimo.

Alcune famiglie scelgono di provare integratori a base di Lactobacillus reuteri, un probiotico che in alcuni studi ha mostrato effetti positivi sulla riduzione del pianto nei neonati allattati al seno. Prima di introdurre qualsiasi integratore, però, è sempre utile confrontarsi con il pediatra.

Mangiare con serenità durante l’allattamento

Eliminare broccoli, legumi, cavoli e latte dalla propria dieta non solo non serve a ridurre le coliche del neonato, ma rischia di impoverire l’alimentazione della mamma in un momento in cui il suo corpo ha bisogno di nutrienti in abbondanza. Le restrizioni alimentari non giustificate hanno anche un costo emotivo: aggiungono ansia, senso di colpa e la sensazione di non fare mai abbastanza.

La mamma che allatta non è la causa delle coliche del suo bambino. Questa è forse la cosa più importante da portare con sé. Le coliche fanno parte di una fase — difficile, sì, ma temporanea — dello sviluppo neonatale, e tendono a risolversi spontaneamente entro i tre o quattro mesi di vita. Nel frattempo, mangiare bene, chiedere supporto e accettare che non tutto sia controllabile è già fare moltissimo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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