Parkinson giovanile, i sintomi e le cure

Il morbo di Parkinson è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale che può insorgere anche in età giovanile. Vediamo con che sintomi, e come intervenire


Circa il 5% dei casi di Parkinson si manifesta in età giovanile, ovvero tra i 30 e i 40 anni, talvolta anche prima. E' difficile associare i sintomi di questa grave patologia degenerativa e cronica del sistema nervoso centrale ad ragazzo o ad una ragazza, perché è comune collegare il morbo di Parkinson alla vecchiaia, una malattia da "nonni", insomma.

Probabilmente perché colpisce i muscoli e, quindi, il movimento, che con il progredire della malattia viene via via compromesso fino a ridurre il paziente alla quasi totale immobilità e rigidità. Eppure di casi "celebri" di Parkinson giovanile ne abbiamo avuto diversi, tra cui quello dell'attore Michael J. Fox, star di sit-com e commedie degli anni ottanta e primi novanta, colpito dal morbo esattamente a 30 anni.

E' più probabile sviluppare questa patologia progressiva, se esistono già dei casi in famiglia, dato che una debolezza genetica è senza dubbio uno dei fattori di rischio. Vediamo con quali sintomi si manifesta il morbo di Parkinson giovanile:


  • Debolezza
  • Anemia
  • Depressione


  • Senso di spossatezza che insorge già poche ore dopo il risveglio e si protrae per tutto il giorno rendendo molto faticoso svolgere le proprie attività quotidiane. La persona potrebbe cominciare a schiacciare pisolini pomeridiani anche se non l'ha mai fatto prima
  • Rallentamento nei movimenti in genere monolaterale, con senso di "impaccio"

Come si cura il Parkinson giovanile? Una volta giunti alla diagnosi, non bisogna drammatizzare, infatti il decorso della malattia nei giovani è più lento e meno aggressivo che negli anziani, e si può tenere a lungo sotto controllo con i farmaci sì da consentire una vita pressoché normale. Tanto per capirci, i genitori possono continuare a giocare con i loro bambini e a prenderli in braccio.

La terapia seguita è quella che punta sulla somministrazione dei dopaminoagonisti, ovvero principi attivi che simulano l'azione della dopamina, un neurotrasmettitore la cui carenza è proprio tra le cause scatenanti del Parkinson. Questi farmaci danno pochi effetti collaterali e permettono di far regredire i sintomi, l'unica controindicazione, purtroppo, è per la gravidanza, fase in cui sarebbe meglio sospendere la terapia. Alla cura con i farmaci si devono associare la ginnastica e la fisioterapia per stimolare la funzionalità muscolare.

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