Scarlattina in gravidanza: i rischi per la mamma e il bambino

La scarlattina è una malattia infettiva esantematica che può insorgere anche in gravidanza. Vediamo le eventuali conseguenze per la mamma e per il bambino


La scarlattina, o febbre scarlatta, o seconda malattia, è una delle infezioni esantematiche che possono colpire i bambini e gli adolescenti (soprattutto), e gli adulti (molto più raramente), tra cui le donne in stato di gravidanza.

Questa patologia caratterizzata da comparsa di chiazze rosse (esantema) su tutto il corpo, febbre alta, mal di gola, nausea a vomito, è provocata dal batterio Streptococco beta-emolitico di classe A (lo stesso che provoca diverse affezioni alla gola nei bambini e negli adulti), e si cura con antibiotici, in particolare con l'amoxillicina, della classe delle penicilline.
Scarlattina-gravidanza
La diagnosi si effettua attraverso il tampone oro-faringeo e l'esame ematico del titolo antistreptolisinico o TAS, oppure attraverso il test di Schultz-Charlton.

La scarlattina non è certo più grave come un tempo, quando ancora non esistevano gli antibiotici e le persone morivano anche a causa di infezioni batteriche come questa, ma è comunque più "rognosa" di altre malattie esantematiche provocate da virus (come, ad esempio, la quinta malattia che non necessita di cure specifiche).

Il contagio avviene attraverso le prime vie aeree (tosse o starnuti possono "proiettare" goccioline di saliva o di muco infetti verso le persone sane trasmettendo il batterio), ed è più comune nei bambini tra i 3 e i 10 anni di età. L'incubazione è breve (3-4 giorni dal contagio), e i primi sintomi sono febbre (che può sfiorare i 40°), vomito e mal di gola, mentre il tipico esantema (puntini rossi ravvicinati che compaiono prima su ascelle, collo e inguine, e poi in tutto il corpo), insorge dopo circa 1-2 giorni.

Cosa accade se la scarlattina vien contratta in gravidanza? Nulla. Nel senso che, per fortuna, e a differenza di altre malattie esantematiche come la rosolia, questa infezione non provoca danni al feto, e la terapia antibiotica può essere tranquillamente seguita dalla futura mamma senza conseguenze per il suo bambino.

Se la gestante fosse ancora ammalata durante il parto, potrebbe trasmettere la scarlattina al bambino, che una volta nato, però, sottoposto alle opportune terapie, non ne avrebbe conseguenze né strascichi. Piuttosto, è bene riconoscere tempestivamente e curare bene questa malattia infettiva, perché lo Streptococco beta-emolitico di classe A è un batterio resistente che può dare origine a recidive di natura diversa nel tempo, se non debellato.

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Foto| via Pinterest

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