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Salute e benessere

Allattamento, le cure contro i capezzoli rientranti

Durante l’allattamento la neomamma può accorgersi di avere i capezzoli rientranti. Vediamo di cosa si tratta e come si deve intervenire

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I capezzoli rientranti, o introflessi, sono capezzoli che invece di sporgere verso l’esterno una volta che si prema delicatamente l’areola, rimangono piatti oppure si infossano verso l’interno. Questa particolare caratteristica del seno femminile di per sé non è un grosso problema, ma può creare qualche difficoltà in più in fase di allattamento.

Per il bambino, infatti, la suzione da un capezzolo rientrante può risultare un pochino più problematica, ma basta che la neomamma assuma la giusta posizione durante le poppate per aiutare il proprio bebè ad attaccarsi al seno senza problemi.

Per capire se si hanno i capezzoli piatti o introflessi, non è sufficiente osservarli, ma bisogna afferrare delicatamente l’areola e produrre una live pressione, che se esercita a dovere dovrebbe indurre una certa estroflessione della punta del capezzolo.

Se ciò non avviene, però, non c’è da fasciarsi la testa, perché sarete in grado di nutrire il vostro bimbo neonato esattamente come tutte le altre mamme. In effetti, è tutta una questione di tecnica dell’allattamento, dal momento che il bambino succhia il latte dalla mammella nella sua interezza, e non dal capezzolo soltanto.

Un capezzolo infossato o introflesso in gravidanza spesso dopo il parto si modifica naturalmente, ma se ciò non dovesse accadere, esistono alcune soluzioni che permettono di ottenere una protrusione, tra cui strumenti come i modellatori di capezzolo. Questi sono delle coppette in materiale plastico con un foro al centro che si indossano sotto il reggiseno e che esercitando una blanda pressione sull’areola inducono una estroflessione del capezzolo.

I modellatori vanno indossati dalla neomamma mezzora prima delle poppate, ma mai di notte. Altri strumenti utili sono i paracapezzoli, il tiralatte, il dispositivo Evert-it™ che utilzia lo stesso principio “a pompa”, del tiralatte.

Si può migliorare la protrusione del capezzolo anche eseguendo delle manipolazioni prima delle poppata. Ad esempio una manovra efficace consiste nell’afferrare il capezzolo esercitando una pressione sull’areola con pollice e indice, e muovendo in avanti e indietro per circa un minuto per parte.

Molto importante, per facilitare la suzione del bambino, è la posizione da assumere durante l’allattamento. Ad esempio, le ostetriche consigliano alle neomamme con capezzolo rientrante di tenere il bebè nella posizione sottobraccio, sostenendo quindi la testa del bambino con la mano, mentre la sua schiena è appoggiata al braccio, posto lungo il fianco, e l’altra mano afferra il seno per la poppata con una presa “a C”.

Altra ottima posizione è quella detta di transizione, per la quale è necessario dotarsi del cuscino da allattamento. Si adagia il bebè sul ciambellotto sostenendo la testina sotto il collo, e si afferra il seno con presa “a U”.

Le posizioni corrette per l’allattamento vengono spiegate molto bene alle neomamme dalle ostetriche, quindi il nostro consiglio è proprio quello di chiedere a loro come sistemarvi per le poppate in particolare se avete il capezzolo rientrante. Spesso, poi, allattando tanto e spesso, il problema si risolve da solo.

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Foto| via Pinterest

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