Non c’è mamma che non si preoccupi del benessere e dell’incolumità dei proprio figli, talvolta eccedendo con le ansie e le preoccupazioni, soprattutto quando il pargolo non sia proprio sotto il proprio raggio visivo. In parte si tratta di un istinto di protezione del tutto normale, anzi, “sano”, purché non raggiunga proporzioni esagerate.

Le madri troppo apprensive – negli USA le chiamano mamme “elicottero” perché non riescono a perdere di vista il loro bambino neppure per un momento senza essere colte da paure irrazionali – generano figli paurosi e insicuri.

E’ una legge di natura, perché i bimbi, proprio come spugne, assorbono l’ansia materna e la incorporano nel loro DNA fin dalla prima infanzia, imparando così a vedere in ogni novità, in ogni esperienza, un potenziale pericolo. La conseguenza sono bimbi iper protetti, che fanno fatica ad esperire il mondo come ogni bambino dovrebbe fare, con scarsa autonomia e terrore di sbagliare, che non riescono a fare un passo senza avere mamma vicino.

Abbiamo presenti tanti bambini così e il problema è che una volta cresciuti manterranno questa sorta di handicap, diventando a loro volta adulti ansiosi e insicuri. Ma una mamma per natura apprensiva, come può imparare a gestire questa sua istintiva attitudine iperprotettiva e permettere, in tal modo, ai propri pargoli di crescere e fare esperienza del mondo in modo spontaneo e senza timori?

Ebbene, un buon aiuto arriva dalla psicologia infantile e dai libri di terapeuti e pedagogisti che si siano occupati di questo problema. Un esempio? Il delizioso libro di Ludovica Scarpa “Tranquilla dentro. Il piccolo talismano della mamma”, edito da Ponte delle Grazie nel 2012.

In questo volume l’autrice spiega alle madri elicottero come imparare a gestire l’ansia praticando l’arte del giusto distacco (attraverso filosofia e meditazione) e assumendo un nuovo atteggiamento più sereno nei confronti della proprie sfide educative. Leggere un buon manuale può aiutare, ma deve essere associato ai giusti “esercizi”, da praticare con gradualità ogni giorno.

Abituarsi, ed esempio, a delegare la cura del bambino quando necessario – a parenti o baby sitter – senza precipitarsi al telefono per sapere come procede ogni due minuti è già un buon primo passo. Lasciare che il proprio bimbo cada e si rialzi da solo, anche dal punto di vista metaforico, in modo che sperimenti sconfitte e delusioni, è necessario perché acquisisca gli strumenti pratici e psicologici per affrontare le sfide del mondo, e se vogliamo questo percorso rappresenta anche una sfida importante anche per le mamme.

Non è facile, smettere di essere una mamma apprensiva, è non bisogna neppure colpevolizzarsi, ma solo riuscire a trovare un giusto compromesso tra le esigenze di libertà e autonomia dei figli e il proprio istinto protettivo nei loro confronti.

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Foto| via Pinterest

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