Come gestire la rabbia nei bambini

Verso i 3 anni molti bambini manifestano la propria personalità con episodi di rabbia: come si deve affrontare questo problema?

C’è una fase della crescita caratterizzata dalla rabbia: urla, crisi di pianta, a volte gesti di stizza (come lanciare oggetti o cercare di picchiare la mamma o il papà). Tranquilli, fa tutto parte dell’evoluzione del bambino, che ha capito di essere una persona indipendente dai genitori e vuole affermare la sua personalità. Il problema ora è il seguente: come comportarsi?

L’aspetto fondamentale è mantenere la calma e vedere le cose nella giusta prospettiva, evitando di farsi mettere in crisi come genitore.

Ha commentato a LaStampa Francesca Broccoli, psicologa e psicoterapeuta di Bologna, mamma di un bimbo di 20 mesi e autrice di «Lascia che si arrabbi. Capire e affrontare la rabbia di tuo figlio dai 3 ai 13 anni» (Sperling & Kupfer).

Secondo me i bambini le hanno sempre fatte, soprattutto in alcune fasi dello sviluppo, tipo i 2-3 anni: la famosa fase del no, in cui il bambino deve attraversare un momento di opposizione, che fa parte della sua crescita. Ma i genitori si facevano meno domande. Invece oggi ci sono persone che vengono messe in crisi, si sentono azzerate o si mettono in discussione moltissimo a causa degli attacchi di rabbia dei piccoli. Anche se sono genitori attenti e sensibili.

La rabbia non va vissuta come emozione negativa, anzi. È fondamentale per lo sviluppo emotivo. Non bisogna mai reprimere il piccolo forzandolo con la propria autorità, mai farsi prendere dai nervi – perché poi alla fine è ciò che tenta di fare. Cerchiamo invece di capire se ci sono motivi di disagio dietro certi comportamenti. Individua la causa è il modo migliore per capire come risolvere il problema.

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