Scuola senza voti per una primaria di Pesaro

Nessuna pagella o giudizio a metà anno, solo un colloquio con i genitori e attività pratiche e creative per imparare meglio.

Quanto sarebbe bella una scuola dove i voti non esistono, ciò che conta è imparare? A Pesaro hanno deciso di provarci alla primaria Chiara Lubich dell’Istituto comprensivo Olivieri. Due classi di prima saranno coinvolte per una sperimentazione importante:

«Con la collaborazione dell’Università di Urbino sperimenteremo una valutazione senza pagella di metà anno che possa ingabbiare l’orizzonte di chi per una ragione o per l’altra non ha trovato il modo per dare il meglio di sé. A volte i bambini si identificano con il brutto voto invece di pensare che si tratti di una prestazione andata male. E’ quello che con il progetto “Essenza scuola” vogliamo evitare. Nostro compito è promuovere la motivazione perché il bambino trovi le condizioni per dare il meglio di sè invece di inseguire il bel voto a tutti i costi».

Ha raccontato il maestro Giulio De Vivo al Resto del Carlino. Questo cambiamento in che cosa consiste? Non ci sarà la pagella alla fine del primo quadrimestre, ma ne avranno due solo alla fine dell’anno scolastico. Mentre a metà anno è previsto un colloquio con i genitori, per esaminare il rendimento del bambino senza giudizio. Per gli studenti sono previste molto più attività pratiche.

«Abbiamo per esempio un laboratorio di ceramica: la manipolazione dell’argilla e la creazione di figure sostituisce il metodo classico, quello che prima abbiamo definito addestramento, con la penna. Sfruttando il corpo nella sua interezza riusciamo a far lavorare anche la mente. Di conseguenza non bisogna più preoccuparsi che le o siano tutte ciccie uguali... L’addestramento riproduce un modello estetico come se fosse un livello positivo a cui ognuno di noi dovrebbe tendere e quindi si esercita fino a che non riesce l’esercizio calligrafico. Impara per addestramento. nessuno oggi si mette a correggere la forma di scrittura: questo accade anche nel metodo classico, ma le tante attività pratiche permettono di spingere la cooperazione: i bambini stanno molto insieme, imparando molto di più sulle loro emozioni».

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