Quando appaiono come d’incanto i primi sorrisi sei fritta, eh già, per non parlare delle prime risate, quegli istanti sciolgono anche la mente più rigida, ti aprono il cuore e tutte le tue difese, costruite in duri anni di lavoro, cadono.

La risata del bambino è contagiosa, lo hanno dimostrato fior fior di studi, se lo chiedevano alle mamme facevano prima, e ripaga la mamma, sfinita, di tutte le fatiche intraprese, basta quell’attimo per colmare il cuore di gioia e orgoglio.

Il sorriso è il primo contatto verso l’esterno, il primo timido tentativo di istaurare una relazione con il mondo, la risposta ad un segnale, agli stimoli dati da mamma e papà ogni giorno, durante il secondo mese il neonato distingue chiaramente il volto della mamma e solitamente è proprio a lei che rivolge le sue prime attenzioni.

Sorridere, come piangere, è il linguaggio del neonato, i medici lo chiamano “sorriso sociale” a me piace definirlo un semplice “che ridere che mi fai”, la cosa più divertente è che il bambino, ricordiamoci che è molto sveglio e intelligente, capisce che sorridendo riceve tanti complimenti, apprezzamenti, coccole, affetto e intuisce come attirare l’attenzione di tutti, ci riesce benissimo.

Ammettiamolo non ci stanchiamo mai, lo coccoliamo, lo facciamo saltare, lo culliamo, ci sbizzarriamo nelle più improbabili smorfie, quelle che “prima” ci eravamo ripromesse di non fare “perchè io non sono come le altre”, gli parliamo in continuazione, cantiamo e balliamo, tutto per conquistarci un sorriso, una risata che ci mette in pace con il mondo e ci fa sentire fiere di essere mamme.

Mamma mia che ridere.

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