Unicef: 1,2 milioni di bambini vivono in povertà assoluta in Italia

Solo in Italia vivono 1,2 milioni di bambini vivono in povertà assoluta e 1 quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni non studia e non lavora.

I rapporti Unicef sono sempre sconvolgenti, non solo quando riguardano i Paesi a basso reddito. Un bambino su cinque vive in un'area colpita da conflitti e il numero di paesi coinvolti in guerre interne o internazionali è il più alto degli ultimi 30 anni. A questo quadro si aggiunge al povertà: in Italia vivono circa 10 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni di età e oltre 1,2 milioni di bambini e bambine vivono in povertà assoluta. Il presidente di Unicef Italia, Francesco Samengo, ha precisato:

“Il 25,7% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 non studia, non lavora né è inserito in programmi di formazione. Inoltre la disparità del livello dei servizi tra le varie zone del paese è ancora molto presente: in Italia, se un bambino o una bambina nasce o cresce in una Regione più povera, ha meno possibilità di vedere realizzati tutti i suoi diritti. In questo senso le raccomandazioni contenute nelle Osservazioni costituiscono una importante cartina tornasole dei progressi raggiunti per l’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, così come degli aspetti su cui invece è necessario che tutti gli attori competenti continuino a lavorare con il massimo impegno, insieme”.

Per quanto riguarda sempre la situazione Italia, secondo Unicef ci deve essere un maggior impegno sul diritto alla non discriminazione per tutti i bambini e le bambine che vivono qui, in particolare per i minorenni stranieri non accompagnati, i minorenni di seconda generazione e quelli appartenenti a minoranze.

Dopo guerra e povertà, un’altra piaga si chiama lavoro minorile: ne è vittima nel mondo 1 su 10 e in Africa la percentuale è di 1 su 5. Nei Paesi in cui sono in corso conflitti armati, dove vivono circa 250 milioni di bambini, la media del lavoro minorili è più alta del 77% rispetto alla media globale, mentre la percentuale di lavori pericolosi è maggiore del 50%.

“Il lavoro minorile è sia causa che conseguenza della povertà: rinforza le disuguaglianze sociali e la discriminazione, priva i bambini di un futuro prospero e mina al benessere sia dello Stato sia dell’individuo. È stato dimostrato che il lavoro minorile compromette direttamente l’istruzione, la salute, fra cui anche i progressi contro l’Hiv/aids, e di conseguenza ostacola le capacità dei bambini e delle famiglie di trarre beneficio da opportunità di sviluppo sociale ed economico”.

Via | Rainews

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