I bambini non vanno premiati con dolci e caramelle

I bambini non vanno premiati con dolci e caramelle, questo comportamento contribuisce ad alimentare uno scorretto rapporto con il cibo.

bambini e dolci

Premiare i bambini promettendo dolci, caramelle e altri cibi appetibili è una pratica abbastanza diffusa ma non è affatto una buona idea, si associa il cibo a una ricompensa ma in realtà non è così che dovrebbe essere. I bambini, soprattutto quelli piccoli, non vanno ricompensati con il cibo se fanno una cosa buona o se promettono di comportarsi bene, per queste cose bastano delle ricompense più “educative” come gli abbracci, una favola letta insieme prima di dormire, una gita al parco, cose belle che trasmettono buoni sentimenti ai bambini.

Il corretto rapporto con il cibo si instaura da bambini, ed è molto importante far capire che il cibo non è una moneta di scambio e che i dolci non sono sempre e solo l’unico premio a cui ambire. Tra l’altro occorre ricordare che gli zuccheri raffinati creano dipendenza: più ne mangiamo e più ne sentiamo la necessità, succede a noi adulti e molto spesso non riusciamo a controllarci, figuriamoci come potrebbero mai farlo i bambini.

Qualche mese fa in Inghilterra è stata lanciata la campagna Change4Life, i funzionari sanitari nel Regno Unito hanno invitato i genitori a cercare spuntini da 100 calorie e ad abbandonare merendine confezionate, dolcetti, cioccolatini ecc.

La dietista irlandese Orla Walsh ha spiegato:

“Se un bambino riceve uno o due dolcetti al giorno non è più un piacere è semplicemente un’abitudine malsana. Non premiare i bambini con il cibo, non sono cani, per i più piccoli un applauso, un adesivo o un abbraccio è tutto il premio di cui hanno bisogno. Per i bambini più grandi vanno bene cose semplici come la promessa di poter leggere di notte un capitolo in più a letto o un appuntamento per giocare con gli amici. L’intera famiglia deve cambiare e i genitori devono dare l’esempio: se non c’è cibo spazzatura in casa quale scelta hanno i bambini? Se non c’è, non possono accedervi”.

Orla Walsh
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