Scuola, ogni anno 130.000 minori abbandonano gli studi

La dispersione scolastica è un problema molto grave anche in Italia, dove ogni anno 130mila minori lascia le scuole senza concludere la terza media.

Tagli di 4 miliardi alla scuola

Non concludono gli studi 130 mila minori l’anno in Italia. È un esercito di bambini o ragazzini senza futuro. La denuncia arriva dall’associazione Mani Tese, che fino al 6 ottobre lancia il programma "Tutti in classe", per favorire l'inclusione scolastica di chi vive situazioni di disagio e per donare loro la possibilità di un futuro migliore. Come si può contribuire? Donando 2 euro al numero 45595 con un SMS, da cellulare, oppure 5 o 10 euro chiamando da rete fissa.

"Tutti in classe" è, prima di tutto, un programma dedicato ai bambini. Prevede una serie di azioni per prevenire le cause della dispersione e dell'abbandono scolastico nella fascia dai 9 ai 14 anni. Si rivolge dunque a 4.616 minori delle scuole primarie e 3.171 delle secondarie di primo grado, per un totale di 6.000 famiglie coinvolte in 5 regioni italiane. Vengono proposti agli alunni percorsi di valorizzazione del sé con accompagnamento al passaggio tra scuola primaria e secondaria e rigenerati spazi educativi con la partecipazione dei ragazzi stessi

#Donafuturo è, invece, la campagna nazionale di raccolta fondi che sostiene ogni anno un progetto innovativo a favore delle fasce di popolazione a rischio con il sostegno di UBI Banca e Certiquality e la collaborazione di Coop Lombardia, Fondazione Italiana Accenture e della web agency 3d0. Oltre che al 45595 è possibile donare anche tramite bonifico bancario o paypal, tutte le informazioni su www.donafuturo.it. Giacomo Petitti, Responsabile Educazione e Formazione di Mani Tese, ha così commentato a repubblica:

“La povertà educativa è un tema di giustizia sociale e di equità intergenerazionale urgente. Trattandosi di un problema educativo la risposta non può essere semplicistica ma multidimensionale, comprendendo azioni orientate ad aumentare le competenze di cittadinanza dei ragazzi, a connettere i soggetti che fanno educazione, ad aumentare l’efficacia e la qualità dell’insegnamento e a migliorare le condizioni di contesto in cui i ragazzi vivono”.

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