La vita dei genitori separati è molto complicata, si fanno tanti sacrifici, si passa sopra a tante cose per amore dei propri figli e per farli stare più sereni possibile. I bambini vengono messi al di sopra di ogni cosa, come è giusto che sia. Purtroppo non sempre va così e a volte ci si ritrova a dover fare i conti con situazioni surreali e complicate, come i genitori europei che non possono rivedere i loro figli, portati via dai coniugi giapponesi.

Secondo l’associazione Kizuna, ogni anno sono almeno 150 mila i bambini che vengono sottratti ai coniugi europei e tenuti in modo esclusivo dai giapponesi, dove la legge rompe ogni legame con quello che non è il genitore affidatario. Peccato che in Giappone i bambini vengano semplicemente requisiti nonostante la convenzione dei diritti del fanciullo dal 1994 e la Convenzione dell’Aia sugli aspetti civili della sottrazione dei minori nel 2014 che il paese nipponico ha regolarmente firmato.

In questi giorni ha fatto discutere e indignare un articolo di Linkiesta che fa luce sui tanti genitori europei che da anni non vedono più i loro figli per questo assurdo cavillo concesso dalle leggi giapponesi. In Giappone non è previsto l’affido condiviso perché con il divorzio o la separazione la famiglia si scinde e i figli vengono affidati solo a uno dei genitori in modo esclusivo. Questa legge nasce per evitare lo stress al bambino ma in realtà li si priva, spesso per sempre, di una figura genitoriale senza nessun valido motivo.

Ma perché i genitori europei non riescono più a vedere i figli? Perché in Giappone la legge non riesce a separare i casi di violenza domestica e i divorzi e quindi spesso, il partner giapponese aggiunge al divorzio un’accusa di violenza domestica per confondere le acque e portare via i bambini. Nella maggior parte dei casi si riesce a dimostrare che le accuse sono infondate ma quando è già troppo tardi.

Nonostante il Giappone abbia firmato gli accordi internazionali e le norme internazionali in materia di diritti del minore, in realtà non le rispetta e obbliga tanti genitori a lunghe e logoranti cause legali che non finiscono mai.

Foto di Patrick Hauth da Pixabay

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