Elezioni 2013: le politiche per la famiglia proposte da Rivoluzione Civile

Rivoluzione Civile si propone come alternativa ai programmi politici di Berlusconi e Monti; il suo portavoce è Antonio Ingroia, un magistrato e giornalista siciliano classe 1959. Ingroia ha iniziato a lavorare in magistratura proprio a fianco di Borsellino e Falcone, e come potete facilmente dedurre, la mafia è proprio una delle grandi lotte che il partito politico vuole vincere. Il candidato premier di Rivoluzione Civile si autodefinisce partigiano della Costituzione, e il motto con cui si presenta alle elezione 2013 è il seguente:

Nel nostro paese c’è molto da fare non solo a livello giudiziario, ma soprattutto a livello politico-istituzionale. Il nodo della lotta alle mafie è sempre politico. (Paolo Borsellino)



Il programma di Rivoluzione Civile

nasce e si sviluppa quindi dall'ambizioso tentativo di cambiare nel profondo la società e la politica in senso lato. Una parte del Manifesto Io ci sto, manifesto firmato da grandi personalità pubbliche come Franco Battiato (assessore al Turismo della regione Sicilia), Fiorella Mannoia, Luigi de Magistris, Leoluca Orlando, Milly Moratti, Massimiliano Bruno, Max Paiella, Sabina Guzzanti, Vauro e Enrico Fierro; si riferisce proprio a quello che più ci interessa: le politiche per la famiglia e per la scuola. Vediamole insieme.

Rivoluzioniamo la scuola. Questo è uno dei punti salienti del programma di Rivoluzione Civile per la famiglia. La scuola è infatti una delle istituzioni più importanti per il benessere del nucleo alla base della società civile, la famiglia, per l'educazione corretta e completa e una sana crescita dei nostri figli. In questi anni con i tagli sempre più ingenti al settore istruzione, e con un corpo di professori sempre più ridotto all'osso e insoddisfatto dalle condizioni contrattuali e di lavoro, chi ci rimette soprattutto -e purtroppo- sono proprio loro: i nostri bambini.

La direzione delle politiche per la scuola, bene pubblico sacrosanto, e per l'istruzione dei nostri figli, va quindi in controcorrente a quello che è stato finora fatto -o meglio non fatto- dal governo uscente di Monti, e ancora prima dalle manovre funeste della Riforma Gelmini. Non più tagli alla scuola pubblica ma finanziamenti per sanarla, non più privatizzazioni del settore scolastico, ma incentivi per migliorarlo e potenziarlo nelle radici, perchè è un diritto costituzionale. Così ha scritto la candidata alla Camera Gabriella Stramaccioni del partito di Rivoluzione Civile:


Non solo la scuola pubblica va rafforzata e gli insegnanti messi in condizione di lavorare, ma va fatta un’opera di messa in sicurezza degli edifici scolastici che stanno letteralmente cadendo a pezzi. La lista guidata da Antonio Ingroia vuole che sia garantito a tutte e tutti l’accesso ai saperi, perché solo così è possibile essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli, recuperando il valore dell’art. 3 della Costituzione. Bisogna rendere centrali formazione e ricerca, bisogna investire nella scuola pubblica. È una strada imprescindibile per dare un calcio alla precarietà: quella del lavoro, che ha piegato fino alla tragedia tanti insegnanti; e quella esistenziale, che colpisce gli studenti, una generazione umiliata, senza prospettive di lavoro e privata del diritto allo studio.

In effetti come scritto un'altra nota dolente dell'istituzione scolastica italiana, dopo quella scandalosa delle condizioni di lavoro di maestri e professori, sono proprio gli edifici e le strutture fisiche a cui affidiamo i nostri figli, il futuro del Paese, spesso in condizioni fatiscenti, e non di certo sicure.

La scuola pubblica è un bene comune che garantisce un diritto fondamentale, vanno dunque bloccati i progetti di privatizzazione e aziendalizzazione, a partire dal ddl Aprea, e recuperati i fondi dirottati sulle scuole private.

Sempre per quanto riguarda le tematiche della famiglia come base della società civile, ancora prima di costituire veri e propri aiuti finanziari per tutti quei nuclei familiari in Italia che stanno soffocando sotto un cuscino di tasse troppo pesante; la questione spinosa è alla base, ovvero il lavoro e il potenziale di consumo delle famiglie, sempre più ridotto e misero. Per questo la lista Ingroia si prefigge un altro obiettivo importante: trasformare i patrimoni illeciti in investimenti sociali, restituendo le risorse del bene pubblico a chi ne è davvero proprietario: i cittadini italiani. E ancora nel programma si parla di invertire il rapporto tossico tra contratti precari e a tempo indeterminato che ha reso, ormai, i primi la regola e i secondi l’eccezione.

Non ci può essere crescita economica senza un piano occupazionale straordinario per i giovani, incentivi alle imprese che assumano e una seria battaglia contro i patrimoni illeciti. Vogliamo una lotta alla precarietà senza se e senza ma.

Riportiamo infine un estratto del Manifesto di Rivoluzione Civile, che potete leggere per intero sul sito ufficiale della lista di Ingroia. Mentre qui potete consultare il programma politico per le elezioni 2013 punto per punto.

  • Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese
  • Vogliamo uno Stato laico, che assuma i diritti della persona e la differenza di genere come un’occasione per crescere
  • Vogliamo una scuola pubblica che valorizzi gli insegnanti e gli studenti con l’università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale del settore
  • Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico
  • Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini, e che la scelta della pace e del disarmo sia strumento politico dell’impegno dell’Italia nelle organizzazioni internazionali, per dare significato alla parola “futuro”. Vogliamo che la cultura sia il motore della rinascita del Paese
  • Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse

  • Vogliamo la democrazia nei luoghi di lavoro, il ripristino del diritto al reintegro se una sentenza giudica illegittimo il licenziamento e la centralità della contrattazione collettiva nazionale

Foto | Pagina Facebook ufficiale Rivoluzione Civile

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