Donazione del cordone ombelicale, gli esami da fare e i possibili rischi

Donazione del cordone ombelicale, ecco gli esami da fare prima, come funziona l'atto di donazione e i possibili rischi.

donazione cordone ombelicale

La donazione del cordone ombelicale può essere effettuate dalle donne incinta che scelgono questo atto di solidarietà, per metterlo a disposizione della collettività o per conservarlo a uso dedicato. La legge italiana sostiene questi tipi di donazione, permettendo la conservazione del sangue cordonale, ma non a uso autologo: per conservare il cordone ombelicale "privatamente" bisogna rivolgersi fuori dai confini nazionali.

La raccolta del sangue cordonale avviene dopo la nascita del bambino e, quindi, dopo il taglio del cordone ombelicale, non comportando alcun rischio ne per la mamma ne per il bambino: il sangue viene prelevato solitamente da un addetto che dovrebbe essere presente sempre in ospedale, anche se in alcuni nosocomi questo non può avvenire nei weekend e nei festivi a causa della mancanza del personale apposito (con un conseguente spreco di cordoni ombelicali che potrebbero salvare la vita a qualche persona).

Il sangue del cordone ombelicale può essere donato solo nelle strutture ospedaliere accreditate come punti di raccolta: le mamme interessate dovranno firmare un consenso informato, eseguire un'anamnesi, sottoporsi a esami del sangue gratuiti al parto e dopo sei mesi per scongiurare il rischio di malattie infettive.

Non sempre è possibile donare il cordone ombelicale: è impossibile in caso di mamme affette da malattie trasmissibili con il sangue o da altre gravi malattie, oltre che nei parti prematuri prima della 37esima settimana. Il sangue viene conservato in banche pubbliche.

La donazione a uso dedicato è consentita solo in alcuni casi:

- quando il nascituro o un suo consanguineo presenta, o al momento del parto o in epoca pregressa, una patologia per la quale il trapianto di cellule staminali emopoietiche è clinicamente valido; - quando nella famiglia c’è il rischio di una malattia geneticamente trasmissibile a futuri figli per la quale il trapianto è una pratica scientificamente appropriata

Via | Ministero della Salute

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