Sifilide in gravidanza: sintomi, linee guida e terapia

La sifilide è una malattia venerea che può essere contratta anche in gravidanza. Come si manifesta e soprattutto come si cura per proteggere la mamma e il bambino?




La sifilide è una malattia venerea di grande ritorno e purtroppo può essere contratta anche in gravidanza. Il bambino, ovviamente, è a rischio infezione, perché può essere infettato attraverso la placenta oppure al momento del passaggio nel canale del parto. Questo secondo caso è decisamente più raro, ma può accadere. Un’altra via di contagio è il capezzolo, durante l’allattamento.

In linea di massima la lesione primaria compare dopo circa tre settimane dal contagio e durante la gravidanza, la sifilide fa il suo normale corso. Il problema principale può essere la diagnosi, perché ovviamente la lesione può trovarsi nella vagina o nel collo dell’utero. In linea di massima, in caso di sospetto, si fanno dei test sierologici durante la prima visita ginecologica all’inizio della gestazione. Sicuramente il pap test è uno strumento molto importante anche solo per verificare le lesioni o le infezioni presenti nella donna.

Gli esami seriologici più indicati sono il DRL (Veneral Disease Research Laboratory) e TPHA (Treponema pallidum Haemoagglutination Assay). Come va curata? Il farmaco più specifico è la penicillina, anche nella donna gravida. Un trattamento specifico cura sia la mamma sia il feto.

Se la sifilide è allo stadio iniziale, si raccomanda l'uso di due dosi di benzatina-penicillina G.
Per la sifilide congenita precoce (nei casi accertati o presunti), le linee guida del CDC del 1998 consigliano la penicillina G cristallina in soluzione acquosa alla dose di 50000 U/kg/dose q 12 h EV per i primi 7 giorni di vita, in seguito (si aumenta la dose a 50000 U/kg/dose q 8 h per i successivi 3 giorni, per un totale di 10 giorni di terapia.

Via | Gravidanzaonline; Msd Italia

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