Combattere l’obesità infantile con la cena in famiglia e senza tv

Uno studio USA-olandese dimostra il ruolo centrale che tv e pasti in famiglia ricoprono nell’incidenza dell’obesità infantile. I bambini che cenano in casa con i genitori e con la tv spenta sono meno a rischio

L’obesità infantile è un fenomeno che ormai dilaga nei Paesi industrializzati, Italia inclusa. Bambini sempre più grassi e sedentari, spesso a causa di un abuso di cibo spazzatura disponibile a basso costo in grandi quantità, con conseguente incremento delle malattie associate al sovrappeso, tra cui l’ipercolesterolemia (che colpisce già gli under 12) e il diabete.
Come ci ricordano pediatri e nutrizionisti, un bambino obeso è molto più a rischio di sviluppare cardiopatie di un coetaneo in linea, il che equivale a dire che le sue aspettative di vita si accorciano in proporzione.

Tuttavia, è proprio l’infanzia il momento giusto per cominciare il processo di inversione del trend, e per farlo è necessario modificare le abitudini alimentari e lo stile di vita di tutta la famiglia. Come ben sappiamo, infatti, l’esempio è l’educazione alimentare migliore di tutte! Se papà e mamma mangiano bene, i bimbi avranno senza dubbio più strumenti per imparare a loro volta ad alimentarsi al meglio.

A tal proposito, capita a fagiolo un interessante studio condotto dai ricercatori delle Università Cornell (USA) e Wageningen (Olanda) pubblicato sulla rivista Obesity. Analizzando le abitudini alimentari di un campione di 148 bambini e 190 genitori attraverso la valutazione di appositi questionari, i ricercatori hanno scoperto che i bambini più “cicciottelli” abitavano in famiglie in cui raramente i pasti (soprattutto quello serale) si condividevano tutti insieme e dove si mangiava guardando la tv.

In buona sostanza, l’indice di massa corporea (IMC) dei piccoli era direttamente proporzionale alle ore passate a mangiare da soli davanti alla tv accesa. Uno dei curatori dello studio, il ricercatore Brian Wansik, ha commentato i risultati dello studio affermando che sebbene ancora i meccanismi che leghino l’obesità al “rituale” dei pasti in famiglia non sia del tutto chiaro, essi sono comunque un indicatore cruciale, e ancora sottovalutato, su cui si può intervenire per contrastare il fenomeno.

In ogni caso, lasciateci dire che anche senza uno studio scientifico alle spalle, si può facilmente intuire che la quantità di cibo (soprattutto junk food) che un bimbo annoiato riesce ad ingurgitare davanti allo schermo della tv, senza un interlocutore o avendo al proprio fianco figure a loro volta assorbite dalle immagini televisive e quindi assenti, è superiore (per forza di cose) a quella che può assumere in allegria condividendo con le persone della sua famiglia quel cibo cucinato con amore. Siete d’accordo con noi?

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