Da un paese dell’hinterland leccese arriva una storia che sta destando molto clamore: una bambina di appena 11 anni, infatti, sarebbe rimasta incinta del suo fidanzato, che di anni ne ha invece 17. La notizia, pubblicata sul Nuovo Quotidiano di Puglia, ben presto ha fatto il giro della regione, uscendo dai suoi confini e approdando anche in rete, non senza qualche smentita.

Se, infatti, la prima notizia riguardava la gravidanza di questa bambina (perché a 11 anni si è ancora bambini, anzi, si dovrebbe essere ancora bambini!), nel corso delle ore sono arrivate le smentite, anche da parte dei genitori che, tramite il loro avvocato, avrebbe negato tutto. In paese si dice che la bambina avrebbe fatto di tutto per nascondere la gravidanza, ma i genitori insospettiti dai chili di troppo, in seguito ad una visita dal ginecologo avrebbero scoperto la gravidanza in corso.

I genitori della bambina, che proprio pochissimi mesi fa aveva fatto la Prima Comunione, avrebbero contattato tramite i loro legali il giornale che per primo aveva diffuso la notizia: la famiglia della piccola la protegge da quelle che secondo loro sono solo dicerie messe in giro per infangare la reputazione di loro figlia che frequenta la prima elementare.

Solo dicerie, dunque? Anche la scuola sarebbe intervenuta per placare la diffusione di queste voci, evitando che venissero alimentate ancora di più, mentre il legale della famiglia ha preferito rimanere anonimo, per mantenere ancora di più lo stretto riserbo in merito all’identità della giovane e della sua famiglia.

Rimane il fatto che, purtroppo, il fenomeno delle mamme teen è davvero molto diffuso, anche nel nostro paese: diventare mamme in così tenera età, quando si è ancora delle bambine, può creare sicuramente dei problemi nelle ragazze, che vivono l’esperienza della maternità in una fase nella quale il loro sviluppo non è completo, come denunciato recentemente da Save the Children in un dossier. E la Puglia, secondo l’Istat, è seconda solamente alla Sicilia in quanto a gravidanze in età troppo bassa.

Come mai questo fenomeno è così diffuso? Sicuramente si tratta di un disagio sociale difficile da debellare, ma per il quale servono impegno e investimenti per informare, per educare, per spiegare ai ragazzi, anche ai più giovani, i rischi, senza dimenticare che bisogna ancora abbattere dei tabù che, soprattutto nelle famiglie italiane, impediscono di parlare apertamente e serenamente di educazione sessuale.

Un impegno profondo non solo da parte delle scuole, ma anche da parte delle famiglie, che dovrebbero fare molta più attenzione a seguire la crescita e l’educazione dei loro figli: l’attenzione, che non va confusa con la morbosa intromissione nella vita dei propri ragazzi, deve essere sempre tenuta accesa e non solo nei confronti di quello che i bambini e i ragazzi dicono e fanno. Si dovrebbe imparare anche a leggere tra le righe, perché spesso solo cogliendo in tempo atteggiamenti, comportamenti o sguardi che potrebbero far sottointendere che c’è qualcosa che non va, può aiutare mamma e papà a indirizzare i figli nella giusta direzione.

Storia vera o no, rimane il fatto che a 11 anni i bambini dovrebbero essere bambini, comportarsi da bambini e i genitori e la scuola dovrebbero vigilare per fare in modo che non crescano troppo in fretta, senza avere gli strumenti giusti a disposizione per capire e affrontare il mondo.

Via | Corriere

Foto | da Flickr di rebecca-louise

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