Pandemia e bambini, come sono cambiati?

Pandemia e bambini, come sono cambiati i nostri figli? Sicuramente alcuni atteggiamenti sono stati esasperati dal coronavirus.

Pandemia e bambini, l’emergenza sanitaria ha cambiato i nostri figli? Secondo un’indagine regionale condotta sulla vita dei bimbi e dei genitori durante il lockdown, condotta dalla Società italiana delle cure primarie pediatriche (SICuPP) sezione Lombardia insieme a un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e della spin off dell’Università di Milano-Bicocca «Bambini Bicocca», sono cambiati molto.

L’indagine, svolta con un questionario online e sottoposta a 3.400 famiglie con figli di età compresa tra 1 e 5 anni e 6 e 10 anni, ha svelato che sono più irritabili, capricciosi e insonni, ma anche più affettuosi con la famiglia.

Pandemia e bambini, i più piccoli hanno accettato le regole

Secondo quanto emerso dall’indagine condotta, i bambini hanno accettato le regole e anche le limitazioni, così come hanno fatto i genitori. Anche se madri e padri di ragazzi più grandi hanno dovuto affrontare momenti di alti e bassi.

Le fonti di preoccupazione maggiori hanno riguardato l’alimentazione, il sonno, l’attenzione, l’irritabilità e le paure. E infatti proprio l’alimentazione e il sonno hanno subito alterazioni non indifferenti. Nei bambini fino ai 5 anni si è notata una riduzione dell’appetito. Mentre i genitori hanno notato una riduzione delle ore di sonno e un aumento dei risvegli notturni tra i più piccini, mentre tra i più grandicelli difficoltà ad addormentarsi e risvegli notturni.

I genitori dei bambini più piccoli hanno anche notato una maggior irritabilità e un aumento dei capricci (oltre l’81%), mentre l’83% dei genitori dei più grandi ha notato una grande resilienza. Per i bambini da 1 a 5 anni, però, è stato notato un miglioramento nello sviluppo linguistico.

Marina Picca aggiunge:

Altri aspetti critici che hanno preoccupato molto in particolare i genitori dei bambini più piccoli sono l’incremento considerevole della fruizione della televisione (lo afferma il 66,6%), un calo dell’attenzione sfociato in generale svogliatezza (54,6%) e un uso massiccio delle tecnologie digitali.

Foto di Candid_Shots da Pixabay

Via | Corriere

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